L’angelo nel bagno – Capitolo 3

Capitolo 3

Il treno è appena entrato nella stazione di M. . Quando la porta si apre Red e Thor scendono e corrono alla ricerca di un tabellone degli orari, intenzionati a trovare il modo di tornare a casa. Dopo aver fatto le pulci al pannello trovano una soluzione sul da farsi. Red chiama a sé Omar, rimasto seduto sul predellino della porta del treno. Il bambino si alza pronto a saltar giù. Di colpo però si ferma, si volta verso le cuccette e torna sul corridoio.

Red lo chiama a gran voce, stupito dal suo comportamento e per poco non ci resta secco quando sente il fischio acuto del capo treno. Una dopo l’altra le porte iniziano a chiudersi automaticamente.

<< Merda! >> grida, tornando di corsa a bordo con Thor al seguito.

Del bambino non c’è traccia. Red lo cerca, desideroso di ritrovarlo sano e salvo. Non si spiega perché si sia diretto alle cuccette e teme che un pazzo maniaco lo abbia convinto a seguirlo. Lo scorge quasi per caso accucciato sotto il sedile di una cuccetta vuota. Sollevato, entra nello scompartimento e ordina a Thor di chiudere la porta.

<< Perché sei tornato dentro? >> gli chiede, estraendo bruscamente il piccolo dal suo nascondiglio.

<< Volevo solo salutarlo >> si difende Omar, coprendo istintivamente la testa con le braccia. Il rimprovero muore nella gola di Red alla vista di quelle manine tremanti e del debole tentativo di proteggersi dalle botte.

Il treno inizia a muoversi sotto i loro piedi cogliendoli di sorpresa.

<< Siamo in trappola! Di nuovo! Ed è tutta colpa tua, moccioso! >>. Del tutto fuori di sé Thor mostra i pugni al bambino pronto a dargliene di santa ragione. Red lo blocca.

<< Vuoi che inizi a piangere disperato facendoci scoprire? >>.

<< Se non scendiamo ci ritroviamo dall’altra parte! >> ribatte. Il panico gli illumina gli occhi di lacrime prossime all’esplosione. Sono già lontani dalla loro strada, attraversare il mare e ritrovarsi addirittura fuori dalla loro isola sarebbe troppo. Red vorrebbe dirgli qualcosa per metterlo in riga, ma lui stesso sente la disperazione alle porte.

Il treno si muove indifferente al loro timore. Si dirige verso il traghetto, aperto come una grossa bocca pronta a divorarlo. Lentamente entra nel suo stomaco e lì si ferma.

“Adesso o mai più!” pensa Red. Afferra Omar ed esce dalla cuccetta camminando svelto verso la porta. Si accanisce sulla maniglia che però non ne vuole sapere di cedere.

<< Bambini cosa fate? Non si può scendere! >>.

Un uomo alto dalle spalle larghe sbucato fuori da uno scompartimento li osserva accigliato. Red si sente in trappola. Eccolo giunto, finalmente, il momento in cui il controllore, avvisato della loro presenza clandestina, porrà fine a questa brutta avventura nel peggiore dei modi.

<< Voglio andare sul traghetto! >>.

Omar piagnucola e batte i piedi per terra ripetendo la stessa frase più volte. Red lo guarda esterrefatto e ci mette qualche istante prima di cogliere la geniale idea avuta dal piccolo.

<< Mio fratello insiste per andare sul traghetto. Ci hanno detto che ora che siamo dentro possiamo >> dice guardando affranto l’uomo. Questi si rabbonisce e ridacchia scuotendo il capo.

<< Non ancora, bambini. Dovete aspettare che tutte le carrozze siano state imbarcate. Solo allora sbloccheranno le porte e potrete andare dove volete >>.

Questa non è la migliore delle notizie. Sono intrappolati e pure sorvegliati a vista. Tornano nella cuccetta e chiudono la porta. Un altro vagone si affianca al loro rendendo impossibile tentare la sorte sgusciando via dal finestrino. Omar guarda con occhi esterrefatti il bambino del vagone confinante, che gli ricambia il saluto sorridendo. Chiacchierano allegri dai finestrini ai quali entrambi arrivano appena, pur stando in punta di piedi sui sedili. Le loro vocette acute e disincantate danno ai nervi. Red vorrebbe intimare loro il silenzio ma la famigliola del nuovo moccioso non la prenderebbe affatto bene.

Si rende conto della presenza di Thor solo quando si volta verso la porta. Il bambino sembra una pallida statua di sale. Lo sguardo fisso e imbambolato dinanzi a sé, la mano stretta sulla maniglia della porta. Red non lo ha mai visto così, neppure nei momenti peggiori. È quasi meglio sentire il suo affannare ansioso che questa muta disperazione.

cap 3All’improvviso le luci si spengono. Thor lancia un grido forte al punto da far saltare sul posto tutti quanti.

<< Perché è diventato buio? >> chiede Omar, terrorizzato forse più dal vedere il cupo e duro Thor tremare come una foglia che dall’assenza di luce.

<< Succede sempre quando le carrozze si imbarcano. La riaccenderanno quando saremo arrivati a R.C.  >> gli spiega il bambino con cui sta chiacchierando.

Red afferra il braccio di Thor, che fatica a respirare. Ha gli occhi spalancati che sembrano stare per uscire dalle orbite.

<< Hai sentito cos’ha detto il moccioso? >>, gli sussurra. << È normale, quindi datti una calmata! >>.

<< Ma dove sono la tua mamma e il tuo papà? >> sta chiedendo il bambino a Omar.

<< In un’altra carrozza >> gli risponde il piccolo senza scomporsi.

<< E’ perché voi siete qui? >>.

<< Ci annoiavamo e ci siamo messi a girare per il treno, poi, però, questo ha iniziato a rompersi e siamo rimasti qui prigionieri >>.

Red non riesce a credere alle sue orecchie. Questo bambino di appena cinque anni se la sta cavando alla grande e li sta togliendo dai guai. Thor, invece, trema dalla testa ai piedi e il suo respiro si è trasformato in un rantolo grottesco. Red sente sempre più prossimo il punto di rottura e frenetico cerca una soluzione che tiri fuori il bambino dal panico che lo avvolge.

<< Niente male il piccoletto! >>, gli sussurra. << Ha i nervi saldi di un vecchio ladro, altro che i tuoi! Quasi quasi chiedo a Sten di assegnarmi lui come compagno >>.

Il discorso sembra essere stato efficace. Thor scuote la testa, tossisce un bel po’ e torna ad indossare la maschera di finta durezza. Lancia un’occhiataccia a Omar prima di lasciarsi cadere come un sacco di patate sul sedile e restare lì seduto a braccia incrociate.

A quanto pare il pericolo e rientrato. Red si accomoda a sua volta e nello sferragliare dei vagoni che lentamente fanno il loro ingresso nella pancia del traghetto, cerca di distrarsi ascoltando i discorsi dei due bambini. Ormai non ha più timore che Omar possa lasciarsi scappare qualcosa. E’ davvero bravo a mentire, sincero al punto da sembrare davvero convinto che al loro arrivo a R.C. potranno ricongiungersi con i loro genitori. Questi, invece, nella loro triste realtà, sono lontani e del tutto ignari di ciò che i figli stanno vivendo. Probabilmente anche lo sapessero non gliene fregherebbe nulla. Anzi no, non è del tutto vero. L’unico motivo per il quale sua madre potrebbe cercarlo è per i soldi che le porta a casa ogni mese.

Questo pensiero lo porta a ricordarsi della borsa rubata alla vecchia. La tira fuori da sotto la giacca e la apre ispezionandone il contenuto. Thor lo imita e insieme riversano sui sedili tante cianfrusaglie inutili per loro. Dai portafogli grandi e lucidi ricavano purtroppo solo 25 euro e 43 centesimi. Tutta questa fatica per una miseria!

Red ride forte, tanto da sentir dolere la pancia. Ride catturando l’attenzione dei tre bambini che, contagiati, iniziano a ridere a loro volta. Ride fino alle lacrime, che finalmente possono rotolare giù, libere, lungo le guance.

CONTINUA…