L’angelo nel bagno – Capitolo 6

Capitolo 6

Il dondolio lento e regolare del treno li culla dolcemente, come una grande madre di ferro. La situazione non è la migliore per permettersi il lusso di un pisolino, ma Red si lascerebbe volentieri avvolgere dalla morbida coperta di Morfeo.

Thor come lui combatte per non cedere al sonno. Omar, invece, è ben sveglio. Guarda il paesaggio che veloce scorre fuori dal finestrino. Ogni tanto, quando scorge qualcosa di interessante, preme la fronte contro il vetro per guardare meglio. Parlotta con bocchettone dell’aria condizionata, che nella sua fantasia di bambino dev’essere l’orecchio del treno. Gli ha dato un nome strano fatto di una serie di numeri e lettere.

Red sorride dei discorsi senza capo né coda che fa con il suo treno e si sente stranamente tranquillo. Che importa, infondo, di dove stanno andando? L’importante è andare, andare via, andare lontano. È così strano questo pensiero. Prima di salire sul traghetto il suo unico obiettivo era tornare indietro, ora, invece, gli sembra di essersi tolto un peso dal cuore, dalle spalle, dallo stomaco, dall’intero corpo. Certo la domanda di Thor gli torna spesso alla mente: cosa faranno una volta arrivati a T.?

“Non lo so”. La sua risposta non cambia. Basta guardarli per capire che sono ragazzi di strada, vestiti di stracci, sporchi e trasandati. Portano addosso l’etichetta del luogo e della vita che si stanno lasciando alle spalle e a questo Red che soluzione può trovare?

“Non posso mica far comparire magicamente vestiti buoni per tutti quanti?” ridacchia tra sé poggiando il capo alla spalliera. E’ così che la vede. Una grossa valigia bianca appoggiata sul porta pacchi di corda intrecciata. E’ strano che non l’abbia notata prima. Sale sul sedile e la tira giù attirando l’attenzione dei due bambini. Il piccolo lucchetto che la chiude è presto scassinato e una volta aperta la valigia bianca rivela loro di essere piena di abiti di tutte le taglie e di tre bottiglie d’acqua da due litri l’una. Un beauty case color argento contiene il necessario per lavarsi. Non c’è ombra di un euro, ma questa roba adesso è per loro più importante.

<< Cambiamoci, così daremo meno nell’occhio >> propone Red e con la meticolosità che lo caratterizza vuota poco per volta la valigia suddividendone il contenuto. Thor sceglie gli abiti che più gli piacciono, accetta con una smorfia asciugamano, sapone e dentifricio e si dirige in bagno. Quando fa ritorno non sembra neanche più lui. Continua a specchiarsi nel riflesso del finestrino e finalmente un sorriso nasce sulle sue labbra.

Red prende Omar per mano e insieme vanno in bagno. Lo lava dalla testa ai piedi prima di vestirlo degli abiti nuovi.

<< C’è li ha dati l’angelo questi vestiti, fratellone! >> dice convinto. Red non ci fa caso, lo riaccompagna alla cuccetta e cerca nel mucchio qualcosa per sé.

<< Secondo me con questi addosso stai da dio! >> gli dice Thor che gli indica, però, abiti per lui troppo grandi.

Red chiude la porta del bagno e le strampalate parole di Omar gli tornano alla mente. In effetti è strano che non abbiano notato da subito una valigia così grande e per giunta bianca. Cerca di ricordare se davvero ci fosse sin dall’inizio o se si sia materializzata dal nulla, forse proprio grazie all’angelo di cui parla il bambino. No, troppo assurdo.

Quando fa ritorno allo scompartimento raccoglie gli abiti di tutti e tre e li mette in una busta. Dopo una lunga discussione raggiungono l’accordo di liberarsi dei loro stracci alla prima stazione in cui il treno si fermerà.

Quando giunge il momento, Red scende dal treno e corre verso il cestino dei rifiuti. Prima di buttarci dentro il sacchetto, però, resta come imbambolato ad osservare la sua giacca rossa. L’aveva trovata abbandonata su una panchina il giorno del suo settimo compleanno. Pochi mesi dopo Sten lo aveva accettato ufficialmente nella ‘fratellanza’. Da allora ha pensato fosse un portafortuna e non l’ha più tolta. Ora si vede costretto a separarsi dalla giacca dentro la quale è cresciuto e che gli ha dato un nome. E’ troppo appariscente per un fuggiasco, molto più di quanto non lo sia per un ladro. Lascia cadere il sacchetto nel cestino e ritorna sul treno con la sensazione di aver buttato via molto più di una logora giacca rossa di pelle. E’ il suo passato quello di cui si è sbarazzato. Il suo e quello dei due bambini che ora, come lui, vestono abiti diversi e forse più adeguati alla loro età.