Pazza idea…

Pazza idea…

Partiamo dall’inizio.

Era su per giù l’agosto del 2018 quando con la mia amica Simona si parlava di organizzare un viaggio a Londra.

Londra… città che conoscevo attraverso i casi di Sherlock Holmes nei romanzi di Sir Conan Doyle, i voli onirici di ‘Peter Pan’ di J. M. Barrie, i film Disney quali ‘Mary Poppins’ e ‘Manici di scopa e pomi d’ottone’ e per i casi sanguinari di Jack lo squartatore. L’idea di visitarla, di calpestare le sue strade, respirare la sua aria, subire le sue piogge mi affascinava ed emozionava e non vedevo l’ora di andarci, benchè temessi l’ingente spesa.

Il trio e le rispettive casate

Il caso volle che la mia collega e amica Stefania si proponesse come terza componente dell’allegra combriccola e, per venire incontro alle sue esigenze lavorative, si decidesse di sfruttare il ponte dal 25 aprile al primo maggio 2019. Sì, ci siamo prese del tempo per decidere quando partire. La Brexit era lì imminente, in quel periodo, e, benchè non si sapesse se davvero l’Inghilterra sarebbe uscita o meno dall’Europa, decisi di fare il passaporto. Un po’ mi scocciava l’idea di investire non pochi euro per un documento che forse non avrei mai più usato… forse.

Mentre Simona, presa benissimo dall’aver scoperto l’app ‘Get your guide’, prenotava itinerari e musei, io e Stefania ci siamo messe a tavolino a cercare un alloggio su Airbnb e la scelta è caduta su un appartamento tutto nostro in Hammersmit

Biglietto e passaporto

La fatidica data alla fine è arrivata e finalmente io e le mie compagne di viaggio siamo atterrate in territorio inglese, precisamente all’aeroporto di Gatwick. Non mi dilungo sul viaggio perchè sarebbe solo un susseguirsi di ‘bellissimo’, ‘fantastico’ et similia. Quel che mi porta a scrivere questo blog è ciò che accadde al di là del viaggio turistico.

The last sad morning in London

C’è stato un viaggio introspettivo. Più silenzioso e intimo. Che cresceva giorno dopo giorno. Una curiosità per questa città, il desiderio di vedere di più, di vivere di più e una grande nostalgia nel momento di andare via. Come stessi lasciando un luogo familiare. Davvero, non so dire cosa successe. So solo che già sul volo di ritorno, seduta accanto al finestrino a guardare Londra divenire sempre più piccola mi dissi ‘Io voglio tornare’.

I giorni successivi al nostro ritorno in patria sono stati strani. Sì, c’era la classica depressione da fine vacanza, ma c’era anche qualcos’altro. Qualcosa che mi è stato chiaro solo qualche giorno dopo e grazie alla telefonata di una persona che ben poco c’entrava con Londra.

Mi ha telefonato, infatti, un personaggio del passato, un massaggiatore professionista dal quale ero andata quasi una decina di anni fa’ e che non vedevo da più di cinque anni, più o meno. Era alla ricerca di uno studio nel quale poter portare avanti l’attività che stava lasciando per tornare in Sicilia, tornando a Torino una volta al mese, e mi ha chiesto se potesse appoggiarsi al mio studio.

Wolverine al museo Madame Tussaud

Il discorso ha preso, poi, una piega insolita e mi sono ritrovata a ricevere la strana proposta di andare a lavorare nel suo studio siciliano. ‘Potresti venire qui una volta al mese’ mi ha proposto. Io gli ha spiegato che la psicoterapia ha bisogno di sedute più frequenti, soprattutto all’inizio del rapporto terapeutico, e che vede

Sherlock Holmes e il dottor Watson al Museo Sherlock Holmes

vo difficile viaggiare da Torino a Siracusa una volta alla settimana.

In questa asione ho risposto così perchè non ero del tutto convinta della proposta, ma questa cosa dello spostarsi saltuariamente è rimasto nel mio retrocranio. 

Poco prima di partire una mia paziente, anche lei siciliana, mi aveva parlato di una dottoressa di Pavia che una volta al mese andava a Palermo per ricevere i pazienti che aveva lì. Certo ero ben consapevole di come colleghi medici ma anche psicologi si spostino anche dal nord al sud Italia per collaborare con diversi pedali o studi e seguire pazienti locali. Questa informazione, però, unita alla proposta hanno creato, in quel momento, una scintilla, dalla quale è nata la pazza idea: fare la pendolare Torino – Londra.

Già durante il periodo di vacanza era venuta fuori la battuta di lavorare a Londra. Non solo in musei come il Tussaud o quello di Sherlock Holmes o alla Torre di Londra, ma anche come psicoterapeuta, dato il grande numero di italiani.

Là e allora era rimasta una battuta che però, in seguito, è diventata un’idea. Una pazza idea!

Dal 7 maggio circa, quindi, ho iniziato a fare di tutto per capire se questa idea poteva concretizzarsi in un progetto. Ma di questo vi parlerò la prossima volta 🙂

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