Angels… & demons

Angels… & demons

Bentrovati dopo la pausa domenicale 🙂

Trascorso bene il weekend? Io mi sono goduta questi scampoli di fine estate…

Come vi dicevo in chiusura della luuuuunga e paziente ricerca che ci ha accompagnato per ben 5 articoli, oggi voglio raccontarvi come è continuata la storia che mi vede oggi qui a scrivervi e tra tre giorni nuovamente a Londra, secondo la legge del pendolare.

Sul finire di maggio mi ero chiarita le idee su come funzionasse la mia professione in UK e cosa era necessario fare per adeguare i titoli. Certo potevo avere più informazioni teoriche, ma la parte pratica mi dava da riflettere. Erano soprattutto tre le domande che mi giravano per la testa:

1)E’ davvero possibile fare la pendolare tra due nazioni diverse e lontane?

2)Quanto potrebbe costare, sia al livello economico che di energie?

3)Quante possibilità possono realmente esserci di riuscire a crearsi un ‘portafoglio clienti’ con un lavoro come il mio tra i connazionali?

Sì, perchè è subito ai nostri connazionali a Londra che ho pensato mentre davo forma a questo progetto. Per quanto conosca l’inglese, intraprendere un percorso terapeutico con un madrelingua richiede una padronanza della stessa che va oltre (ma di molto) il mio livello. In italiano siamo soliti attribuire significati diversi alle stesse parole e spesso mi trovo in seduta a chiedere al paziente “Per me questa espressione significa questo, mentre per te?”, giusto per uscire da un misunderstanding che porterebbe alla deriva l’intera seduta. Se accade nella lingua che conosco dalla nascita, figuriamoci in una che ho studiato e tutt’ora sto studiando! Non escludo possa accadere in futuro, ma per il momento, sia a livello personale che per motivi deontologici (non potrei garantire al paziente il meglio di me), preferisco pensarmi in seduta con i connazionali.

Ero lì con le mie perplessità, dicevo, ed è stato per dare a queste un senso che alla fine mi sono detta: “Sai che c’è? Io ad agosto me ne vado a Londra”.

Agosto è da sempre un mese morto: clienti in vacanza, progetti che si concludono con la chiusura delle scuole o al massimo col finire di luglio. Quindi perchè non dedicarlo a questa nuova esperienza? Perchè non tentare andando sul posto e vedere come mi trovo e cosa realmente si può fare?

In fondo, rispondere ad una domanda con un’altra domanda è una caratteristica tipica di uno psicologo… 😉

Le prime alle quali ho parlato del ‘London Plan’ sono state Simona e Stefania, mie compagne di avventura nel viaggio appena compiuto. Sono state entrambe entusiaste e mi hanno incoraggiata, Simona soprattutto. Lei ha sorretto i miei momenti di sconforto e i miei ‘mollo tutto’ e le sue parole, che ricordo ancora bene, mi hanno spronata a proseguire nonostante i dubbi.

“Patty, io volevo cambiare lavoro e trovarne uno a Firenze, città che da sempre amo” mi ha detto in uno dei tanti messaggi. “Ho mandato i curricula quasi per scherzo a novembre e mi hanno contattata dopo una settimana. Sono partita per il mese di prova senza poter credere che stesse tutto accadendo per davvero e ora sono qui, da sei mesi. Il lavoro è duro, ma Firenze è lì e io sono felicissima.  Quindi datti questa opportunità. Stai lì per un mese, viviti Londra e vedi cosa si può fare. Al massimo ti sei concessa una vacanza, che direi che comunque male non ti fa'”

Simona è stata il mio primo angelo. Colei che anche in quel mese di agosto ha continuato a dirmi “Credici, Patty! Sei a Londra, stai vivendo lì e tutto sta andando bene. Perchè non potrebbe andare meglio?”.

Il secondo angelo è stata un’altra Simona, la mia tutor, della quale vi ho già parlato. Mi ha spronata a seguire questo intuito che mi spinge ad andare verso questa città.

“Da come ti stai organizzando,

da come le cose si stanno muovendo,

dal modo in cui me ne parli,

sembra sia qualcosa di destinato a te”.

 

Io ho sempre detto di essere aperta a tutto riservandomi il beneficio  del dubbio. Non so se questa è una di quelle cose che possono dirsi ‘scritte nelle stelle’ o cose simili. Io ho ‘sentito’ di voler provare, mi sono attivata per farlo e poi l’ho fatto.

E ho capito di poterlo fare quando ho incontrato virtualmente il mio terzo angelo: il Dott Giuseppe Sequino.

Vagavo sul gruppo Psicologi del Regno Unito e ho trovato una sua risposta a un posto di una ragazza che chiedeva informazioni sull’applicazione Temporary all’HCPC (vi ricordate qual’è vero?). Dal momento che volevo anche io informazioni da qualcuno che avesse scelto questa, l’ho contattato privatamente su Messanger e da lì abbiamo iniziato a chattare.

Oltre a spiegarmi passo per passo come applicare per il Temporary, quali documenti richiedere e a chi, mi ha raccontato del suo essere pendolare da Caserta a Londra ormai dal 2015 ed è stato ascoltando la sua testimonianza che mi sono illuminata d’immenso e, come Gene Wilder nella mitica scena di ‘Frankenstein Jr’, ho gridato ‘Si – può – fare!”

Dovevo, quindi, rendere pratica questa idea fino ad allora solo teorica e per farlo sentivo di aver bisogno di trovare una casa in cui trascorrere questo mese. Ho sbattuto la testa contro i vari gruppi di ‘Italiani a Londra’, ho chiesto ad amici di amici e amici diretti che hanno vissuto o vivono lì, mi sono iscritta a vari siti tipo Spareroom, scoprendo un mondo pazzesco!

Innanzitutto, io, del tutto digiuna di cosa voglia dire affittare una stanza a Londra, ho dovuto imparare a tradurre gli annunci. No, non intendo tradurli dall’inglese all’italiano, ma capire cosa volesse dire quel che c’era scritto. Vi garantisco che non è facile, o almeno per me non lo è stato finchè non me lo hanno spiegato lentamente.

Ora, io cercavo una sistemazione per un mese. Affittare una stanza era impossibile per un periodo così breve. Avrei potuto avere qualche chance con un subaffitto, prendendo magari il posto di qualcuno che, come me, per tutto agosto andava da qualche altra parte. Ad ogni modo, sebbene non le abbia usate, ho appuntato qualche dritta, giusto perchè nella vita non si sa mai, e voglio condividerle con voi.

Affittare una stanza a Londra

Partiamo dal presupposto che Londra è cara. E’ un dato di fatto e lo è soprattutto nelle zone 1 e 2, le più centrali. Mano mano che vi spostate dalla 3 alla 7 i prezzi calano. ‘Figo!’, direte voi. ‘Certo’, rispondo io. Tenete conto, però, che i trasporti sono anche loro cari e che forse potrete trovare una doppia a 400 pount al mese in zona 6, ma poi dovete caricarne altri 300 (e forse di più) per metropolita, treni, autobus, ciò che serve per arrivare a Londra. Infatti si consiglia di cercare casa vicino a dove si lavora proprio per evitare le ore di viaggio e soprattutto le spese.

I prezzi degli appartamenti non sono scritti in forma mensile ma settimanale (in modo tale da farli sembrare più economici), anche se l’affitto si paga mensilmente. Può sembrare banale, ma occorre sapere come calcolare il prezzo mensile dell’appartamento in affitto. Per farlo, bisogna moltiplicare il prezzo della settimana per 52 (n. di settimane in un un anno) e poi dividere il totale per 12 (n. dei mesi dell’anno). Come si vede, non è la stessa cosa che moltiplicare il prezzo settimanale per 4.

La formula è la seguente: Prezzo al mese = (Prezzo della settimana X 52) /12

Ecco un esempio: (£ 325 a settimana * 52 settimane)/12 mesi = £ 1408.33/mese

A questo bisogna aggiungere la Council Tax, ovvero la tassa municipale, una tariffa che oscilla tra £500 e £2500 all’anno, in base al valore della casa. Per determinare a quanto ammontano le tasse municipali, bisogna verificare il CAP della proprietà e riempire questo formulario. In questo modo sarà possibile sapere a quale fascia di valore appartiene l’appartamento che si sta osservando.

A queste due cifre si aggiungono le bollette. Sono i proprietari dell’appartamento che decidono quali bollette sono a carico degli inquilini, che, in generale, devono pagare acqua, elettricità e gas. È difficile fare una stima esatta del prezzo, ma sono costi che oscillano tra £200 e £300 al mese, in caso si tratti di un monolocale. È importante tener conto che i costi di riscaldamento saranno considerevolmente più alti quanto più vecchio è l’edificio, perché dotato di un sistema di isolamento meno efficiente.

Immagino abbiate provato a fare una rapida somma per farvi un’idea di quanto può venire a costare un affitto e vi starete rendendo conto che sono cifre considerevoli. Una cifra che da l’idea di stare per affittare un superattico!

E invece no! Stiamo parlando di una stanza, ragazzi, o di piccoli appartamento!

Dal momento che le truffe sono dappertutto e chi cerca una stanza deve armarsi di mille stratagemmi per evitare di ritrovarsi ad aver pagato uno sproposito per un tugurio presentato come una reggia, una cosa da fare, nel momento in cui si è incappati in un annuncio interessante, è copiare l’indirizzo dell’appartamento su Google Maps per controllare che si trovi effettivamente nel luogo mostrato dalla cartine. E, dato che può capitare che un annuncio di un appartamento resta sul sito anche dopo essere stato affittato, è bene controllare la data di pubblicazione dell’annuncio: una casa in buone condizioni a un prezzo ragionevole di solito viene affittato in meno di 60 giorni. Vanno via come il pane, insomma.

La terminologia usata per la descrizione delle stanze in questi annunci può sembrare nota, ma, un po’ per quel che dicevo prima sull’importanza del significato che si da alle parole nonostante si stia usando entrambi la stessa, è meglio familiarizzare con espressioni quali:

  • Cucina accessoriata: La cucina dispone di tutto il necessario, inclusi frigorifero e congelatore, a volte, microonde e lavastoviglie.
  • double room: In questa camera c’è spazio per un letto matrimoniale e due persone.
  • Single room: Non vogliono più di una persona in questa camera.
  • “Bedsit”: Camera con cucina e bagno condiviso.
  • Ensuite: camera con bagno privato

Dal momento che io sarei rimasta solo un mese e cercavo casa dall’Italia e, come abbiamo visto, è meglio essere sul posto per evitare di essere raggirati, ho optato per una sistemazione su Airbnb.

Non avevo mai cercato in prima persona su questo sito. Avevo lasciato fossero sempre altri compagni di viaggio a occuparsene usando i loro account. Ho dovuto quindi aprire un account e per un paio di giorni ho spulciato annunci di stanze sparse su tutte le zone di Londra e alla fine ho trovato il mio ultimo (momentaneamente) angelo: Jass, superhost su Airbnb la cui casa si trova, manco a dirlo, al 12 di Angel Hill in Sutton Green (Zona 5). Ho pagato poco per un mese (404 euro), ma, dal momento che ero finita sulla collina degli angeli, l’abbonamento ai mezzi mi è costato 200 £.

Sono stata fortunata a incontrare Jass, una donna giamaicana da anni residente a Londra. La sua casetta su due piani tipicamente inglese è davvero bella e oltre che con lei l’ho condivisa con i ragazzini che settimanalmente ospita da scuole di tutto il mondo che vengono a Londra a studiare inglese. Di questo, però vi racconterò poi.

Ho indubbiamente incontrato molti angeli in questo mese di giugno legati al mio ‘London plan’. C’è stato, però, anche qualche ‘demone’. Qualcuno che mi ha detto che non ne valeva la pena data ‘la sbatta’ e i notevoli costi. Altri che mi hanno detto che stavo facendo una grandissima cazzata. Devo dire, però, che sono stati pochi e che, per quanto non mi aspettassi simili commenti proprio da quelle persone, hanno fatto male ma poi sono scivolate via. Loro e i loro commenti. Travolti dal fiume in piena che è stata e che tutt’ora è per me quest’avventura.

 

Giugno, però, non è stato solo ricerca di una sistemazione abitativa. E’ stato anche ricerche sull’aspetto legale della professione in UK, la questione voli e la ricerca di uno studio. Di queste cose, però, vi parlerò un altra volta.

Alla prossima 🙂

Fonti: https://trucchilondra.com/vivere/alloggio/casa-in-condivisione/

 

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