Chic & Choc!

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Sono qui un po’ sonnolenta, come ogni venerdì. Nel pendolo di questa settimana ho avuto modo di portare la mia terapia al Bonnington Center, una charity nella quale si possono affittare stanze. Ho l’intenzione di portare le mie attività di ginnastica con gestanti e neo mamme a Londra, per questo ho cercato spazi più grandi del mio studiolo in Holborn e, già che c’ero, una volta trovato questo ho deciso di sperimentarlo con una paziente. La prima, a tutti gli effetti, di questa avventura londinese 🙂

Ho anche avuto finalmente modo di trovare in un WHSmith il libretto delle ricevute! Un altro piccolo passo, insieme alla consegna di ulteriori documenti avvenuta ieri, per la regolamentazione della mia posizione lavorativa in UK.

Oggi voglio raccontarvi come è stato il primo incontro con il mio studio in Holborn. Quella del 6 agosto è stata una giornata emotivamente intensa, talmente tanto da essere rincasata con qualche linea di febbre!

 

L’appuntamento con Meghan, la collega inglese incaricata da Mila, proprietaria dello studio, di consegnarmi le chiavi, era alle 4 di una bella giornata di sole.

Sono arrivata in zona all’una!!

Si, ero giusto un po’ emozionata. E poi, come vi dicevo ieri, avevo si fatto un giro nei pressi dello studio, ma non ero ancora effettivamente andata in zona. Così l’ho presa alla larga. Sono passata dalla Somerset House,  perchè avevo scoperto essere a cinque minuti da lì. Ovviamente, non avevo minimamente capito in che tipo di zona si trovasse questo studio finchè non mi ci sono ritrovata a camminarci. Già la vicinanza alla Somerset House mi aveva dato l’idea di tanta roba.

Più mi avvicinavo a Bell Yard più notavo gli studi di avvocati e medici, le scuole universitarie, ma la vera botta me l’ha data trovarmi davanti alla Royal Courts of Justice e scoprire che l’1 di Bell Yard si trova subito la traversa dopo di questa!

Sono andata in crisi!! Ho iniziato a chiedermi ‘Che ci faccio io qui?’, ‘Cosa penso di poter fare, piccola psycho italiana, tra questi ricconi inglesi?’, ‘Chi mai verrebbe da me?’ e tutte queste belle cose. Preda di un vero e proprio iniziale attacco di panico, mi sono rintanata nel giardino di quello che credo sia un ospedale lì vicino e ho iniziato a respirare.

Nonostante io con le emozioni ci lavori, in quel momento ne ho sentite nascere troppe e ho scoperto di non esserci abituata. Un conto è avere a che fare col mondo emotivo dell’altro, un altro con il proprio. Ero felice, questo è certo, però mi sembrava tutto molto più grande di me. Ho sentito di non avere il controllo su questa cosa così grande, su tutte queste coincidenze che mi stavano piovendo addosso. Sono rimasta seduta sulla panchina di quel piccolo giardino fino quasi alle 4. Mi sono rimessa in piedi dicendomi ‘Sai fare il tuo lavoro e anche bene. Le cose andranno, in un modo o nell’altro, tu seguile e goditi le novità‘.

Con questo spirito ho suonato il campanello, sentendo nella pancia lo stesso timore che si ha prima di un esame. Meghan mi ha accolta con un grande sorriso e quella con lei è stata la prima, vera, lunga conversazione che ho avuto con una persona di lingua inglese. Mi ha spiegato come funzionano le targhette, l’allarme, dove trovo aspirapolvere e bollitore, interruttore della luce, l’uso dei termosifoni. Io la ascoltavo e mi guardavo attorno in questo studio/sgabuzzino bellissimo del quale non potevo credere possedessi un piccolo spazio.

 

(Se avete voglia di dargli un’occhiata vi lascio il video che ho fatto e postato sull’account istagram del blog ‘La legge del pendolare’https://www.facebook.com/patrizia.d.camillo.3/videos/10221693007820208/ )

Mi ha dato le chiavi e io le ho guardate a lungo, mentre il cuore batteva forte. ‘Stai esagerando’ mi dicevo ‘E’ solo uno studio, ne hai già uno a Torino, che vuoi che sia?’. Vi dico con orgoglio che ho mandato tranquillamente a fanculo questa voce genitoriale svalutante e ho continuato a godermi tutte queste belle emozioni!

Sì, potrà sembrare esagerato il panico alla scoperta di avere uno studio in pieno centro di Londra e l’emozione nel riceverne le chiavi. Io, però, dico con orgoglio che sono stata felice di godermi queste emozioni. Felice delle vertigini, della risata isterica che si alternava a un silenzioso pianto e anche della febbre a fine giornata. Non so quanto durerà questa avventura nè cosa mi porterà, a parte la legge del pendolare, ma so che questo sesto giorno di agosto carico di tutte queste emozioni è stato tra i più belli di tutto il mese.

La chiacchierata con Meghan si è spostata in un bar lì vicino e si è conclusa con un leggero mal di testa. Barcollando, preda di uno stato di coscienza alterato,  ho deciso di vedere cosa ci fosse lungo lo Strand e mi sono trovata davanti niente poco di meno che la Cattedrale di Saint Paul!

Scoprire di essere così vicina anche a questo ennesimo luogo importante di Londra mi ha dato il colpo di grazia! Sono rimasta seduta a rimirarla, cercando di fare ordine tra ciò che provavo e i tanti pensieri che mi affollavano la mente.

Per risolvere la situazione ho fatto quello che di solito mi aiuta di più: ho camminato. Sono andata verso il Millennium Bridge e da lì sono scesa lungo la Thames Path senza una meta precisa e con un unico mantra nella testa: ‘Tutto questo è incredibilmente fantastico!’

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *