Esprimi un desiderio…

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Eccomi sul treno che mi porta per la quarta volta all’aeroporto di Caselle. Questa volta, grazie alla scelta casuale, ho vinto un posto in prima fila a bordo. 1C. Non ho ancora capito se mi piace…

È già un mese che pendolo! Come vola il tempo…

Ne stanno accadendo di cose, sia piacevoli che piccoli imprevisti e ritardi, e sto portando avanti la mia vita sia a Torino che a Londra. In patria fioccano collaborazioni, nuovi pazienti e si attivano corsi. A Londra piano piano il lavoro parte e porto avanti la burocrazia a questo legata, con lo spauracchio della Brexit sempre più vicino.

Con lentezza procedo, quindi nella realizzazione di un sogno, che non è solo questo inglese, nato a maggio 2019, ma quello più ampio e di lunga data della realizzazione dei miei progetti lavorativi.

A proposito di desideri e realizzazione, oggi voglio tornare con voi alla notte di San Lorenzo.

Mi sono resa conto che fosse la notte  dei desideri solo alla fine della mia prima uscita serale in London.

Nei giorni precedenti e quello stesso giorno mi ero data alla visita dei musei di Londra, che, cosa bellissima, sono gratuiti. Il 10 agosto in particolare ero andata a visitare il Museo di Scienze Naturali scoprendo dove i registi di Harry Potter hanno preso spunto per realizzare Hogwarts.

Ho fatto l’errore di scegliere il sabato per visitare questo museo. Se già il giorno prima al British Museum c’era una gran quantità di persone, quel sabato di agosto il Museo di Scienze Naturali sembrava essere stato preso d’assalto da orde di famiglie provenienti da tutto il mondo. Famiglie con bambini di tutte le età. Un mal di testa, amici e vicini…

Sono musei, questi, in cui ci si trascorre tranquillamente un’intera giornata e questo di Scienze Naturali, poi, è interattivo e pieno di attrazioni davvero intelligenti e ben fatte. Una pacchia per i bambini.

Una volta uscita dalla bolgia di questa fantastica Hogwarts, quindi, sono tornata a casa per prepararmi al mio primo sabato sera londinese.

Avevo ospitato nel 2016, quando ballavo Lindy Hop, Judy, energica sessantenne con più di quaranta anni di esperienza nel ballo. Era in occasione di un grande festival e già allora le avevo espresso il desiderio di venire a Londra. All’epoca pensavo solo come turista. L’avevo già contattata durante il ‘London plan’ perché sapevo affittasse stanze, ma purtroppo erano già tutte occupate.

‘If you want, there is a social dance every saturday’ mi aveva detto e, nonostante non balli più Lindy da anni, mi sono detta ‘Perché no?, anche perché rivederla mi avrebbe fatto davvero piacere.

Così mi sono armata di coraggio e sono uscita di casa alle 7.00 pm. Sì, perché, contrariamente che da noi, come vi avevo accennato, le serate a Londra iniziano presto. Nonostante questo, però, sono arrivata tardi.

Come sapete, abitavo a Sutton Green, zona 5. Per raggiungere Whitechapel, zona in cui si trovava il locale, dovevo prendere il famoso 154 e l’altrettanto nota Northern ‘black’ line. Un totale di un’ora e mezza di viaggio… quanto Torino – Londra, per capirci.

Armata di coraggio, dicevo, perché mi spaventava un po’ l’idea di girare per una città sconosciuta di notte, magari ritrovandomi a scoprire la metro chiusa o il bus che non passa. Ragionamenti all’italiana e limitazioni che ho subito perso.

Judy mi aveva mandato per rassicurarmi, santa donna, gli orari dei mezzi che avrei usato e così ho scoperto che il 154 viaggia H24, mentre il venerdì e il sabato la Northern anziché chiudere alle 00.45 prosegue per tutta la notte!

Quella prima uscita è stata vissuta con tensione, sia per la novità del muoversi di notte che per il tornare in un ambiente legato al ballo. È stata davvero una bella esperienza che ha sdoganato le uscite notturne, portandomi, da allora, a non rincasare mai prima di mezzanotte. Pensate alla gioia della piccola esportatrice che era in me nello scoprire quante cose in più avrebbe potuto vedere e scoprire grazie al prolungamento dell’orario!

Per quanto riguarda la sicurezza nel girare di notte a Londra, penso che, come dappertutto, sia importante per prima cosa usare il buon senso. Poi, è talmente sottoposta all’occhio del Grande Fratello che è difficile fare qualcosa senza essere beccati dalle telecamere sparse ovunque. Di notte, poi, c’è gente in giro quanto che di giorno. Anzi, la Northern è persino più affollata.

Io l’ho trovata sicura, anche se devo dire che non sono mai stata oltre la mezzanotte in un locale o per le strade del centro a causa dell’ora e mezza di viaggio per tornare a casa. Ho fatto un po’ come Cenerentola, insomma.

Ero, appunto, alla fermata del 154, in attesa dell’ultima parte del viaggio verso casa, quando mi sono accorta che fosse la notte delle stelle cadenti.

Ricordo che da piccola speravo tanto di vedere una Stella cadente per poter esprimere un desiderio. Ne ho viste poche, purtroppo, e ci sono sempre rimasta male, sia per non riuscire a vederle sia perché poi il desiderio non si avverava.

In quella prima notte a spasso ho capito di stare già vivendo un desiderio e di stare avverandolo. È così che funziona: bisogna decidere di far sì che si avverino i nostri desideri. Come dice Judy: ‘You want, you find!’

Per quel che ho capito dalla mia esperienza, a poco serve stare lì a desiderare se poi non si ha il coraggio di agire. Certo, bisogna ‘lanciare all’universo la richiesta nel modo corretto’, il che vuol dire credendoci ed essendo in una predisposizione d’animo positiva. Bisogna nutrire di energia positiva il nostro sogno, seguendo il proprio intuito e la corrente delle occasioni che ci si propongono.

Eppure, nonostante questo, in quella notte di desideri per la prima volta da che mi trovavo a Londra mi sono sentita sola.

A Torino la routine mi porta a incontrare tante persone per lavoro e a stare nei miei luoghi, con i miei amici e familiari.

A Londra, invece, mi sono ritrovata ad avere tanto tempo da impiegare come volevo ed ero a tutti gli effetti sola. Se questo non dover rendere conto a nessuno, come vi dicevo era galvanizzante, quella notte mi ha portato al cuore un senso di solitudine. Sherlock mi mancava tanto. Lui mi è mancato dal primo giorno, ma ora sentivo la mancanza dei miei familiari e anche delle persone amiche.

A Londra ero sola. Sola veramente e, sebbene io ci stia bene nella mia solitudine, mi sono trovata a pensare a come sarebbe stato bello passeggiare col mio cane per quelle strade, condividere queste avventure ed emozioni con lui e con qualcun altro. È  tutto qui, in fondo: il bisogno di condivisione. Certo lo colmano condividendo foto su Facebook o via chat con Simona e e-mail con Maria Cristina, ma la presenza fisica è altra cosa e me ne stavo rendendo conto. Parallelamente, però, questa notte di desideri e questa solitudine mi hanno permesso di scoprire anche quanto importante sia vivere in prima persona le esperienze, condividerle con i propri sensi godendo del qui ed ora.

Che dire, penso che quella notte abbia realizzato il mio più grande desiderio: essere libera a 360°

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