Cammina, cammina…

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Oggi sono più ubriaca di sonno del solito. C’era vento forte stamattina in London e il volo non è stato dei migliori, quindi non sono riuscita a dormire. In più, il pilota si è esibito nell’acrobatico atterraggio con rimbalzo, cosa che ha portato la ragazza seduta accanto a me a fare veloce il segno della croce ben tre volte!

Ieri il centro di Londra era bloccato per l’Extinction rebellion, manifestazione pacifica contro l’inquinamento del pianeta. Trafalgar Square era un’accampamento di tende e c’era tanta polizia nelle strade. Diciamo che, oltre che alle cause pro ambiente, questa chiusura del centro è tornata utile anche a me, dal momento che la navetta non ha fatto fermate intermedie raggiungendo diretta la Victoria coach station.

Nonostante le nuvole e un po’ di pioggerellina pomeridiana, la sera si è levato un vento caldo che mi ha fatta rimpiangere nuovamente del mio abbigliamento invernale.

La pioggia mi ha riportata alla mente le prime due settimane londinesi di agosto, dove è piovuto i lunedì, mercoledì e venerdì e c’è stato sole pieno martedì e giovedì. Pioggia, vento e giornate grigie e cupe capaci di mandarmi in vacca l’umore.

Ricordo che lunedì 13 è stato il giorno più difficile durante il quale è piovuto per tutto il tempo e ha fatto freddo, al punto che non avrei disdegnato avere con me un maglione in più e una sciarpa e di notte ho messo pigiama pesante, calze e pail. E’ così che ho scoprendo come a Londra ogni giorno sia climaticamente diverso dall’altro e come anche durante la giornata ci siano sbalzi termici incredibili.

Quel lunedì, quindi, una volta visto l’andazzo meteo, sono uscita tardi di casa e sono andata direttamente ad inglese. Mi sentivo avvolta da un’aura negativa e pessimista davvero pesante. Al punto da scrivere non solo a Simona ma anche a Laura, mia ex collega di Sassi e amica di lungo corso, chiedendo loro uno scossone e qualche sberla. Perché, ovviamente, l’andazzo climatico mi aveva portata a pensare quanto fosse tutto inutile e che non stessi combinando nulla, cosa ovviamente non  vera! Lunedì, però mi sentivo davvero sull’onda dell’inutilità e della solitudine cosmica.

Il giorno seguente, per fortuna, il sole allegro e caldo ha spazzato via il malumore e rinvigorito la piccola esploratrice. Dato che una giornata simile non la vedevo dal 4 agosto, ho preso lo zaino e mi sono detta: ‘Oggi si cammina!‘. Cosi sono scesa con la metro a Colliers Wood, la seconda fermata della Northern line, e, seguendo il Tamigi, ho camminato fino al ponte di Hammersmith. 9,9 km in mezzo al verde e accanto al fiume con paesaggi fantastici e cittadine carine!

Ovviamente, per concedermi un’escursione simile ho saltato inglese, cosa che per me, che non ho mai perso un lezione o giorno di scuola in vita mia se non per cause di forza maggiore, era l’ennesima bella novità. Quel sole meritava di essere elogiato!

Devo ammettere che non ho parlato per tutta la giornata…. ma in compenso, nel pit stop a Teddington richiesto dalla mia schiena, ho parlato con me. Mi sono detta: ‘Basta con questi cazziatoni! So bene qual è il mio demone e voglio sconfiggerlo!‘ In Analisi Transazionale, il demone è quel comando inconscio che ci tiene agganciati al copione. E’ la vocina dentro per cui, pur sapendo che fare quella cosa è dannoso, la si fa comunque e la si giustifica razionalizzando: ‘Non ne ho potuto fare a meno perché…’.

Durante quella sosta a Teddington, davanti alla torta al cioccolato più brutta che abbia mai mangiato, mi sono messa ad elencare mentalmente quanto ho fatto fin ora nella vita e come sia stata determinata nella realizzazione del ‘London plan’ che mi aveva portata ad essere ora intenta a quell’escursione.  Questo era la prova che se voglio davvero qualcosa sono in grado di ottenerla!!

Quando ho raggiunto il ponte di Hammersmith ho deciso di concludere la camminata più per il fatto che si stesse facendo buio che per altro. Avrei ancora camminato a oltranza, infatti. Mi sentivo una sorta di Forrest Gump della marcia. Ad ogni pit stop mi dicevo ‘Sono arrivata qui, posso ancora andare fino a lì’ ed è stato bellissim!

Queste elucubrazioni hanno pompato la mia autostima al punto che, mentre attraversavo l’Hammersmith bridge (sì, leggete questa frase sulle note di Gordie ;-)) ho deciso come avrei trascorso il ferragosto: sarei andata a Minsted nel New Forest a sud dell’Inghilterra, a rendere omaggio alla tomba di Sir Arthur Conan Doyle.

Era questa una meta alla quale avevo pensato già durante il ‘London plan’, per poterlo ringraziare per aver creato Sherlock Holmes. Ciò avrebbe voluto dire prendere il treno e spostarmi ancora di più da quella che potevo considerare casa qui a Londra. Andare in un luogo dove sarei stata ancora più sola. ‘Il sentirsi soli è solo una limitazione mentale’ mi son però detta scendendo alla metro, la pink line che per una settimana avevo preso con Simona e Stefania in quella prima settimana da turista che ha dato il là a tutto questo.

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