Giro di boa

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Non so da voi, ma qui a Torino oggi è piovuto parecchio! E per chi si muove in bici non è che sia proprio una bella notizia…

C’eravamo lasciati con l’avventura ferragostana alla ricerca della tomba di Doyle. Come vi dicevo, quella sera mi ero resa conto di essere arrivata al giro di boa e, come spesso accade, giunti lì i giorni sembrano prendere a scorrere più velocemente.

Il giorno seguente l’avventura in New Forest, ho ricevuto dal Job Center la lettera con la lista dei documenti che avrei dovuto presentare per l’interview per il National Insurance Number da sostenere il 21. Avevo, infatti, il 9 fatto la famosa telefonata per prendere l’appuntamento e ora mi era arrivata la conferma dello stesso. Vi dirò che ero un po’ in agitazione per quest’intervista, come lo sono sempre dinanzi a tutto ciò che è burocrazia. Devo dire che questa volta l’ansia ci aveva visto giusto, ma di questo vi parlerò più avanti.

Quello stesso giorno sono per la prima volta andata in un pub con i compagni e docenti del corso di inglese. Una delle ragazze del corso avanzato tornava in Francia e aveva invitato tutti noi della chat e i docenti per un saluto generale. E’ stato un tardo pomeriggio davvero carino, anche se seguirli nel loro  inglese per me è stata un’impresa. Così come tenere il conto delle birre!

Io non sono solita bere. Sì, lo ammetto, non impazzisco per il sapore della birra e neppure per il vino e non sopporto le bibite gassate. Vado ad acqua, per così dire. Ogni tanto una birra me la concedo, così come un bicchiere di vino, non sono certo una santa, ma non sarei mai capace di andare oltre quella. In questo pub, invece, non solo al tavolo al quale ero seduta, ma anche a quelli vicini vedevo le persone far fuori una pinta dopo l’altra e tenere botta. Che dire, io, che dopo una Corona già barcollo, li ammiro. Che poi per ottenere gli effetti di un’allegra bevuta a me basta non dormire come si deve e allora sai come, passate le 22 o, nelle situazioni ‘migliori’, le 21, inizio a ridere come una matta per un nonnulla?

Il giorno seguente, invece, mi sono tolta una soddisfazione che non ero riuscita a colmare nel primo viaggio turistico.

Uscita dallo studio dopo la seduta, straordinariamente effettuata di sabato, per gentile concezione dello spazio da parte della proprietaria, mi sono diretta al 7 di Craven Road. Spero che tra voi ci sia chi sa di cosa sto parlando e di chi sia il mitico personaggio che abita questo indirizzo.

Sì, amici e vicini, sto parlando di lui, il mitico Dylan Dog del genio Tiziano Sclavi!

Non ho avuto ancora modo di accennarvi al mio passato artistico… sì, ho fatto un bel po’ di cose nei miei quasi 38 anni di vita! Prima che a scrivere ho imparato a disegnare e in adolescenza mi sono cimentata nella creazione di piccole storie a fumetti. In quel periodo ero innamoratissima di Dylan, il detective dell’impossibile, e ho iniziato a disegnare fumetti copiando le vignette delle sue storie.

Nella posta degli albetti dell’epoca, chi andava a Londra e si recava al 7 di Craven Road diceva di trovarci un’agenzia di pompe funebri, cosa che era abbastanza in tema con le horror avventure vissute del nostro. Io, invece, sono stata piacevolmente sorpresa dal trovarvi il ‘Cafe Dylan Dog’, ovviamente gestito da Italiani. Benchè  non sia tipo da fermarmi nei bar, non ho potuto fare a meno di prendere un the, la bevanda preferita di Dylan. Che dire, è stara l’ennesima grande emozione di questo viaggio.

Nel pomeriggio, invece, sono uscita per la prima volta con Lella, una delle ragazze conosciute al corso di inglese. Abbiamo fatto un giro al St James Park e posso solo dirvi che questa ragazza è il mio mito. A 41 ha deciso di licenziarsi dal posto di lavoro a tempo indeterminate nella piccola azienda in provincia di Brescia e trasferirsi qui. E’ a Londra da maggio e trovo sia stata coraggiosa, sebbene lei di definisca pazza. Come dice il cappellaio matto, però, ‘I migliori sono matti!’. Lei ha avuto il coraggio di togliersi da una situazione opprimente per seguire un sogno e le auguro di trasferirsi definitivamente qui, come lei vorrebbe fare.

Per me non è facile trovare persone con le quali trascorrere piacevolmente il tempo, è devo dire che Lella è stata una bella scoperta. Si possono passare anni in una città, incontrare tante persone, credere che alcune di queste siano amiche e scoprire, in seguito, di aver preso un granchio e poi conoscere persone fantastiche come lei in un altro stato. Mi chiedo se a incontrarsi in Italia, nella propria zona di comfort, sarebbe scattata questa stessa intesa e se non sia l’essere state entrambe a Londra, sole e con progetti e speranze, non abbia rafforzato la cosa. L’ambiente, in fondo, fa la differenza.

E’ stato anche l’incontro con queste persone, Lella e Chiara in particolare, che mi ha fatto rendere conto di come il tempo stesse passando. Mi sembrava di avere troppe cose ancora da vedere e poco tempo, da dividere tra queste avventure e le uscite con le amiche.

Ho iniziato a chiedermi se davvero mi bastasse un mese e se, in realtà, non volessi stare lì più a lungo. In sintesi, ho iniziato a maturare il serio desiderio di restare a Londra. Desiderio che, da una parte, può anche essere rinforzato dal non voler tornare ai casini, alle preoccupazioni, alla routine lasciata a Torino. Grande, però, è anche il desiderio di realizzare questo sogno legato al lavoro. Già allora vedevo Londra come una boccata d’aria, uno stimolo ad andare avanti, continuare a sognare e a crederci sempre.

E come tutti i sogni, la Brexit sembra essere quella sorta di demone cattivo che sta lì in agguato pronto ad infrangerli. Io, però, non voglio farmi condizionare. Certo mi sto muovendo per presentare più documentazione possibile prima del fatidico termine del 31 ottobre, sarebbe assurdo non farlo, ma voglio pensare al mio progetto e non lasciarmi abbattere da tutte le notizie che giungono in merito a questa cosa.

Voglio continuare a sognare di volare, come feci la mattina della domenica post ferragosto. Non era proprio volare, ma più in nuotare in aria. Facevo un salto, un passo lungo e poi nuotavo felice nell’aria, tra la gente che camminava frenetica.

Volare senza peso nè pensieri, felice solo di riuscire a farlo.

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