Il viaggio tre nazioni (prima parte)

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Nuovamente di domenica, questa volta per raccontarvi l’avventura appena vissuta!

Chi mi segue su Instagram ha potuto vedere in real time gli aggiornamenti. Questo viaggio, però, merita di essere raccontato, perchè non è cosa da tutti i giorni viaggiare attraverso tre nazioni. Almeno non per me.

Ci eravamo lasciati, per quanto riguarda il pendolo di questa settimana, col mio essere giunta a Gatwick e da lì a Londra. Il bus A3 mi ha lasciata a Vauxhall, dove al Bonnington Center ho incontrato la mia paziente.

Sono poi passata dai commercialisti del Wilkins Kennedy per firmare alcuni documenti, commissione che mi ha permesso di ammirare un bellissimo arcobaleno sul Tower Bridge.

Tempo di passare in studio ad Holborn, fare la spesa per il lungo viaggio di ritorno e arrivare alla Victoria Coach Station dalla quale sarebbe partito il Flixbus per Parigi. Sì, amici e vicini, questa volta la vostra pendolare il ritorno ha dovuto farlo in autobus!

Ricorderete che vi avevo detto come i prezzi per questa settimana fossero assurdamente alti. La mia amica Sara aveva trovato una soluzione per l’andata, peccato che, nel frattempo, si era esaurita quella per il ritorno sempre da Malpensa a 28 euro. Non volendo regalare alla Easyjet il costo del biglietto di andata, e avendo comunque, oltre alla paziente, anche la burocrazia da sbrigare, ho valutato altre opzioni e trovato il viaggio di ritorno con Flixbus ad un prezzo abbordabile.

Alle 20 ora locale, ha dunque avuto inizio il viaggio tre nazioni. Harry Potter ha avuto il torneo tre maghi, io questo. A ognuno il suo!

Devo ammettere che non ero del tutto fiduciosa riguardo a Flixbus. In un precedente viaggio, io e un’amica ci siamo trovate con il bus annullato e nessuna comunicazione in merito. Erano le 3 del mattino in quel di Trento e l’unica soluzione era stata prendere un treno per raggiungere la meta delle nostre vacanze. L’idea di ritrovarmi a Parigi alle 5 del mattino e dover cercare una soluzione alternativa a un bus cancellato, capirete che non mi allettava affatto.

La puntualità svizzera della partenza da Londra, però, mi ha fatto ben sperare. Ero l’unica italiana a bordo, in mezzo a francesi, inglesi, americani e colombiani. Seduta in seconda fila, dal momento che patisco i viaggi in auto, mi sono ritrovata con alle spalle un ragazzo francese che nel suo perfetto british english ha cercato per quasi tutto tempo (8 ore di viaggio, amici e vicini) di abbordare una delle tre turiste americane sedute accanto a lui. Il tema di approccio era la politica… non so se fosse il giusto argomento per conquistare la suddetta ragazza e il ragazzo colombiano al mio fianco la pensava allo stesso modo. Per tutto il tempo non ha fatto altro che prendere per il culo in spagnolo insieme al suo amico lo zelante ragazzo francese!

Quando ha scoperto, da una telefonata ricevuta, che fossi italiana, il colombiano di non più di 22 anni mi ha chiesto se potevamo fare un po’ di conversazione per fare pratica con l’italiano, lingua che voleva imparare. Devo dire che la conosceva già bene e la mia conoscenza dello spagnolo ha colmato le lacune di quelle parole che non sapeva. Anche lui ha portato il discorso sul piano politico, dal momento che studia economia e politica a Londra, e devo dire che è stato piacevole vedere tanta voglia di cambiare il mondo in un ragazzo così giovane.

Arrivo all’eurotunnel

La chicca di questo primo viaggio, però, è stato l’Eurotunnel. Amici e vicini, è stata un’esperienza sicuramente da fare ma che non so se ripeterei. Non soffro di claustrofobia, ma ammetto che un paio di brividi li ho avuti.

Siamo giunti all’imbarco per l’Eurotunnel alle 23, facendo la prima tappa da che eravamo partiti.

Abbiamo fatto il controllo passaporti, il pitt stop in bagno e poi siamo andati verso l’imbarco.

Dentro il vagone-angar

Ho capito come funzionava la faccenda solo quando ho visto l’autobus entrare in uno di questi vagoni-angar del treno. Qui le ruote sono state bloccate, la paratia che ci divideva dall’altro autobus fermo davanti a noi chiusa e l’altoparlante ha annunciato in inglese e francese cosa avremmo dovuto fare.

Eravamo a bordo dell’autobus, chiusi in questo vagone con la possibilità di scendere per muoverci nel breve spazio che rimaneva. Quando il treno è partito l’autobus ha preso a vibrare, come fosse sospeso. Non so se è stato un meccanismo di difesa dalla situazione claustrofobica, oppure l’effetto della pressione sempre maggiore che si percepiva man mano che il treno procedeva lungo il tunnel, fatto sta che mi sono sentita crollare dal sonno e le poche volte in cui ho riaperto gli occhi, svegliata dai rumori strani che provenivano dal treno, vedevo anche gli altri attorno a me profondamente addormentati. Non era così tardi da poter dire fossimo stanchi.

Il viaggio è durato un’ora e siamo sbucati in Francia poco dopo la mezzanotte. Se tra i lettori c’è qualcuno che sa dirmi se potesse essere stato davvero effetto della pressione mi farebbe un favore, perchè io soffro d’insonnia e la sensazione di palpebra che si chiude come fossero le tre di notte o fossi sveglia da ore e crollassi per la stanchezza mi è risultata insolita. Una volta usciti, poi, eravamo tutti sveglissimi!

 

Il viaggio è continuato tranquillo fino a Parigi dove siamo giunti persino con 20 minuti di anticipo, alle 4.50 anzichè alle 5.10. La stazione autobus Quoi Bercy devo ammettere essere davvero pessima. Sporca, i bagni impraticabili se non con una pesante dose di buona volontà, con personaggi abbastanza inquietanti a circondare le porte d’uscita.

Io ero ben intontita dalla brusca sveglia e sono rimasta un’ora attaccata a una presa per ricaricare il cellulare con l’unica speranza che non ci fossero problemi con l’autobus che avrei dovuto prendere alle 8.30. Dal momento che non mi piaceva per nulla l’ambiente e che volevo fare due passi, alle 6, col cellulare carico, ho deciso di fare appello a San Google Maps e visitare un po’ il quartiere.

Ma questo ve lo racconterò prossimamente 😉

 

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