Il ritorno di Nino!

Bentrovati, amici e vicini:-)

Eccomi nuovamente in quel di Sutton Green, gentilmente ospitata da Jass.

Devo dire che non so se è il mio metabolismo prossimo ai 38 che funziona male, ma qui si muore di caldo!! Ho lasciato il freddo Torinese per sudare il London. Eppure Lella giusto ieri mi ha detto ‘Copriti che qui ha preso a fare freddo’…. mah, voglio pensare di essere io a portare il sole 🙂 (sa, che ogni tanto un po’ di sano egocentrismo non guasta).

Manco a farlo apposta, giungo a parlarvi dell’intervista per il NIN, National Insurance Number, proprio oggi che sono dovuta venire qui apposta per rifarla.

Ma andiamo con ordine.

Il 9 agosto presi il coraggio a due mani e mi cimentai nella telefonata al numero verde per prenotare l’interview per la richiesta del NIN. Mi diedero appuntamento il 21 agosto alle 3 pm, dopo una pre intervista telefonica che mi fece sudare sette camicie

Ammetto che mi rendeva nervosa questa intervista. Sentivo e leggevo nei vari gruppi di cose contrastanti legate a questo NIN. Chi ha ricevuto mille richieste di documentazione riguardo allo proof of address. Altri ai quali non era stato chiesto nulla a riguardo. Altri ancora che si erano visti rifiutare la richiesta. Benché allora non sapessi che sarei andata ad ingrassare le fila di quest’ultima categoria, mi facevo mille domande riguardo al come rispondere all’intervistatore.

La pancia mi diceva di andare lì e dire ‘Voglio trasferirmi e lavorare a Londra e il NIN mi serve per cercare lavoro’. Io, invece, mi dicevo ‘Sono una libera professionista, il NIN serve anche per le pratiche per la libera professione: mi presento come self employed’.

Ecco, diciamo che è stata l’ennesima riprova che la pancia va ascoltata!

Il 21 alle 14 30 sono arrivata al 67 di Upper Tooting Road presso il Job Centre. Appena varcata la soglia, un vigilante mi ha chiesto di vedere la lettera che avevano inviato due giorni dopo la telefonata e mi ha detto di mettere il telefono in modalità silenziosa, usarlo solo per mandare messaggi e non per telefonare e di non parlare e disturbare in alcun modo.

‘Cominciamo bene’ ho pensato e sono entrata in questo open space con tante postazioni nel quale non volava una mosca! Faceva persino impressione tutto quel rispettoso silenzio.

Alle 3 in punto sono stata chiamata da una signora di origini indiane che mi ha chiesto i documenti e a cosa mi servisse il NIN. E mannaggia a me che le ho detto di essere libera professionista!

La signora mi ha rivelato di non aver mai trattato la pratica per un libero professionista. Mi ha chiesto quale fosse la mia professione e quando le ho detto ‘Psychologist’ ha esclamato ‘Oh, you are very brave! Your job it’s very difficult and very important’.

‘Beh’, ho pensato io, ‘rispetto ai commenti tipo ‘Oddio, un’altra pazza!’ che mi sento fare di solito in Italia, qui siamo a cavallo!’.

Manco a dirlo, la signora mi parla dei suoi problemi con i figli e il marito, di quanto loro non la capiscano e lei senta il bisogno di parlare. Insomma, ho fatto con lei una mezza seduta di sostegno psicologico. Peccato sentissi che qualcosa non andava. Il fatto che non avesse mai trattato pratiche per self employed e che avesse chiamato una collega per chiederle aiuto e mi avesse, infine, mandata da una terza non erano certo cose rassicuranti.

‘Non sono del tutto convinta sia andato tutto liscio’ avevo poi detto a Lella e Chiara. Loro hanno cercato di rincuorarmi dicendo che tempo  le 6 settimane annunciate e avrei avuto il mio NIN.

Invece, il 25 settembre, quando sono venuta qui a Londra di mercoledì, come oggi, per passare la visita dalla  nurse del Gp (arriverò a raccontarvi anche questo), ho scoperto di far parte della schiera dei rifiutati.

Jass mi aveva consegnato una lettera arrivata per me dal Job Centre e io felice l’ho presa pensando ‘Dev’essere il mio NIN’.

Al tatto, però, non sentivo alcuna tessera e, una volta aperta, mi si diceva che unfortunatelly non potevano accettare la mia richiesta!

Vi lascio immaginare lo stupore e lo sconforto! Mi è salita una carogna, come dicono dalle mie parti, ma una carogna così grande che sembravano due!

Presa dal sacro furore nell’ottenere spiegazioni valide, il giorno seguente ho chiamato l’ufficio di Glasgow dal quale era giunta l’infausta missiva per chiedere spiegazioni. Il Tizio che mi ha risposto mi ha detto che al 99% dei self employed il NIN viene rifiutato!

A saperlo prima, maledizione! O ad ascoltare la pancia…

Praticamente, come mi ha anche riconfermato Louis, l’impiegato che mi ha fatto la seconda intervista oggi, un self employed deve dimostrare un notevole movimento bancario per ottenere il NIN. Decisione che comunque è a discrezione di come l’impiegato di Glasgow che lavora la pratica ritiene essere il tuo business.

Io non avevo ancora iniziato manco a lavorare quando ho fatto l’interview precedente e quindi figuriamoci! A Glasgow si saranno fatti una sana risata alla faccia mia!

Fatto sta che per avviare la registrazione all’Hmrc, l’agenzia delle entrate, il NIN ci vuole e il 31 ottobre, ex data di uscita certa dall’Ue, era vicino!

Il Tizio mi ha consigliato di rifare l’interview dicendo che cercavo lavoro dipendente e morta lì.

E così eccomi qui oggi.

Spero davvero che il mio cospargermi il capo di cenere dicendo ‘Mi pento di aver osato dire che sono self employed! Voglio un contratto sicuro, da brava italiana, alle dipendenze di un connazionale sfruttatore, ovviamente nella ristorazione’.

Battutacce a parte (non me ne voglia chi a Londra lavora o da lavoro nella ristorazione), come ho detto a Louis ‘I hope that this is the last time. I don’t want to have the third’.

Questa storia resterà aperta per le prossime 6/8 settimane. Mi auguro di potervi postare una foto di questo benedetto tesserino.

Il consiglio che mi sento di dare a chi volesse intraprendere un lavoro come self employed in Uk è quello di bypassare la cosa per la richiesta del NIN. Cosi, giusto per non perdere tempo…

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