At the swimming pool

Bentrovati, amici e vicini:-)

Eccomi alla stazione Madonna di Campagna ad aspettare il treno per l’aeroporto. Oggi pare che qui a Torino si scateni l’inferno freddo, che perdurerà fino a sabato. Devo dire che non mi dispiace perdermi questo brivido 😉

Questa settimana resterò su anche il venerdì perché con un’amica ho organizzato un workshop dedicato alle gestanti. Non sappiamo ancora se partirà. Al massimo mi godrò un giorno in più a Londra:-)

Oggi voglio parlarvi di un’esperienza particolare vissuta subito dopo il Bank Holiday.

Come vi dicevo, erano giorni caldissimi quelli a Londra. Cosi caldi che Chiara, sul finire della giornata trascorsa al carnevale di Portobello Road, mi ha proposto di andare in piscina la mattina seguente.

Io ho trascorso 5 anni della mia vita andando a nuotare tutti i giorni per un paio d’ore al giorno. Ero dipendente da cloro e, ancora adesso, quando ne sento l’odore, mi prende il brivido dell’astinenza. Ero, quindi, decisamente curiosa di andare in una piscina inglese. Sapevo già della particolarità del non esserci l’obbligo della cuffia, cosa che, a quanto pare, abbiamo solo in Italia. Non immaginavo, però, che mi sarei ritrovata a disdegnare l’essere in una piscina.

Bisogna dire che è molto probabile sia stata sfortunata nell’andare in piscina proprio il giorno dopo la fine dal Bank Holiday. È possibile, infatti, che la situazione disperata che vi ho trovato fosse causata proprio da questo.

Andiamo, però, con ordine.

Alle 10 del mattino io e Chiara ci siamo trovate davanti la fermata Oval della metro a Brixton. Abbiamo preso l’autobus e siamo andate alla piscina all’aperto che si trova nel parco del quartiere. Già l’idea che una città che si vuole eternamente piovosa avesse una piscina all’aperto mi ha sorpresa.

Siamo entrate, pagando 8£ a testa, e abbiamo preso posto sui gradoni che costituivano lo spazio attorno alla piscina. Mi ricordava un po’ la piscina estiva all’aperto della Sisport a Torino, circondata da prato e zona piastrellata sulle quali stendere asciugamani o affittare sdraio. Noi, armate di asciugamano, ci siamo trovate il nostro angolino e, data la canicola, ci siamo subito buttate in acqua. La mia dipendenza mi ha subito fatto notare la bassa presenza di cloro nell’acqua. Evidentemente, questa è un’altra differenza tra il nostro modo di organizzare una piscina pubblica, per quanto riguarda l’igiene, e il loro.

Fatto sta che, dopo un po’ di sguazzo in acqua e lo stare al sole in modalità lucertola, la natura mi ha chiamata e sono dovuta andare in bagno. E qui mi sono scontrata con la differenza abissale tra quella piscina e le tante altre che ho frequentato. Devo dire che questa esperienza mi ha fatto rivalutare la piscina ‘Lombardia’ di Torino, che, tra quelle che negli anni ho frequentato, ho trovato essere la meno pulita.

La zona spogliatoio (inesistente) e docce di questa piscina erano molto simili ai bagni pubblici di un autogrill di terz’ordine. C’era sul pavimento una fanghiglia scura e nei bagni cestini strabordanti ogni genere di immondizia. Io non sono schizzinosa, né maniaca della pulizia, ma la cosa che mi ha fatto più effetto è stato vederli camminare scalzi in quel fango e, sempre scalzi, entrare nei bagni.

Evidentemente, gli inglesi hanno anticorpi per combattere verruche, funghi e affini che noi non possediamo.

Quando è stato il momento di andare via e fare la doccia, devo dire che avrei optato volentieri per darmi una sciacquata nella doccia esterna, come ha fatto Chiara, e poi indossare i vestiti. Lei, però, sarebbe poi andata a casa, lì vicina, e avrebbe fatto una doccia seria e asettica. Io, invece, avevo ad attendermi un pomeriggio in giro per Londra e, anche fossi andata a casa, un’oretta di viaggio.

L’altra cosa che mi ha colpito è il rapporto con la nudità. Nelle piscine che ho frequentato, c’è l’obbligo di doccia col costume in presenza di bambini, cosa che trovo assurda e mossa da una malizia adulta che i bambini non possiedono. La doccia fatta in questa piscina è stata per prima cosa un’acrobazia, dal momento che non c’erano armadietti di alcun genere e ho dovuto appoggiare zaino e cambio su una panca che dire sporca è farle un complimento. C’erano, poi, solo tre docce, di cui una rotta. Una di questa era divisa da tre ragazzine di 14 anni circa che stazionavano, rigorosamente in costume, a chiacchierare. Ecco, questa è una cosa che non ho mai capito e mi infastidisce abbastanza. Alla Sebastopoli, mia piscina ufficiale di riferimento, di docce ce ne sono tante e nell’ora di punta, quando si conclude il fitness in acqua, arrivano queste orde di donne che, alcune in costume altre senza, stazionano a chiacchierare sotto la doccia senza neppure lavarsi, lasciando te, che hai avuto la sfiga di concludere l’allenamento in concomitanza con la fine della loro lezione, ad attendere al freddo che loro abbiano finito di raccontarsela. Ecco, ‘ste tre ragazzine le avrei prese a sberle quanto queste donne.

Io non mi sono fatta problemi a togliere il costume, dal momento che non c’è nulla di più anti igienico che fare la doccia col costume addosso. Dopo essere usciti da una piscina simile soprattutto. Non mi aspettavo di causare loro uno choc. Oddio, choc forse è esagerato, ma dalla loro reazione e dalle frasi borbottare si capiva quanto fosse cosa ben poco usuale quella che stavo facendo. Ho deciso, quindi, dato anche l’assenza di spazio vitale, di spostarmi nell’unico spazio rigorosamente chiuso nel quale fosse possibile cambiarsi. Anche qui lo sporco e un cestino colmo di ogni cosa la facevano da padrone. Ho concluso il più in fretta possibile il tutto, io già che sono solita essere rapida, e sono uscita pregando di non essermi presa nulla. In tanti anni di onorati allenamenti acquatici non ho mai preso neppure una verruca. Non volevo perdere il mio titolo personale proprio qui.

Per fortuna il mio sistema immunitario ha retto e Chiara mi ha poi detto che il giorno dopo la piscina era più pulita. È possibile che, dato il bank holiday, non avessero pulito dal giovedì precedente. Quattro giorni di sporco hanno regnato incontrastati, se così fosse.

Al di là di questo schifo, è stata un’esperienza particolare che mi ha permesso di abbronzarmi un po’, sebbene lo stacco con l’abbronzatura da trekker fosse ancora visibile.

Sicuramente, se mai bisserò quest’esperienza, non andrò in piscina dopo giorni di festa nazionali e consiglio anche a voi di non farlo 😉

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