Stand by

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Sì. Sono passati dodici giorni dall’ultimo articolo. Troppi.

Queste due settimane di assenza rappresentano il modo in cui mi sento in questo periodo. Mi sembra, infatti, di vivere in Stand By.

L’aggiornamento positivo è che, finalmente, mi hanno assegnato il NIN!!!!! E’ successo il 14 novembre. Sì, proprio il giorno dell’ultimo articolo pubblicato. Sono arrivata a Sutton e Jass mi ha consegnato la lettera. Nel non sentire alcuna presenza di una tessera all’interno mi ero convinta fosse un altro rifiuto e, invece, eccolo lì: il mio NIN! Ho capito, infatti, contrariamente a quanto immaginavo, che è solo un numero stampato su un foglio da conservare. Non c’è alcuna tessera. Quindi cancellate quanto ho detto negli articoli precedenti riguardanti questo documento.

Devo dire, però, che nonostante abbia avvisato tutti gli amici e conoscenti dell’avvenuto miracolo, questa bella notizia sia passata in sottotono. Forse perchè il workshop proposto non ha avuto successo e, sebbene sapessi della possibilità che accadesse, la cosa mi è dispiaciuta. Forse proprio per questo Stand By…

Cosa intendo con Stand By? Una situazione di stallo. Oddio, forse dovrei dire attesa, ma la percepisco più come uno stallo. Nonostante mi stia muovendo mi sembra di essere ferma. Questo sul versante UK, perchè in Italia le cose vanno alla grande, con nuovi pazienti che giungono al mio studio e i corsi che vanno avanti allegramente.

Attualmente sto promuovendo di nuovo, ma in un’altra sede, il workshop che non si è tenuto il 15 e con Frank, suonoterapeuta italiano che vive a Londra da 25 anni, sto lavorando a un progetto di arte e suono terapia.

Per quanto riguarda la psicoterapia, sto promuovendomi su altri portali e ricevo delle richieste, anche se, poi, non si riesce ad arrivare a una prima seduta.

Ora, so bene che devo dare tempo al tempo, seminare e attendere il raccolto e cose così. So anche che, infondo, sono solo 2 mesi che pendolo. Due mesi! Solo che a me sembra ne siano trascorsi molti di più!

La percezione che ho è quella di pendolare da almeno un anno e penso sia questo che mi butta giù, perchè se ho la percezione di essere lì già da un anno e vedo che le cose non ingranano, ai voglia a starci male!

Sto, quindi, cercando di riportarmi costantemente alla realtà. Mi dico che mi sono data un anno di tempo, che mi sto muovendo e devo trovare il modo giusto per farlo. Che pendolare e non essere costantemente lì dilata, gioco forza, i tempi. Che i risultati li otterrò e che comunque qualcosa ho già ottenuto, dal momento che ho una paziente.

Sempre più spesso mi invito a godermi il fatto di andare a Londra una volta alla settimana. A viverla come un regalo che mi sto facendo e non solo come del lavoro nel quale ottenere subito successo. Mi scontro, qui, con il concetto di ‘dovere e piacere’. Nella mia vita il primo mi è sempre stato fatto vedere come unico e dominante sul secondo, invece, secondario e superfluo. Gran bel problema…

Quando arrivo a Londra, ovviamente, questo piacere si fa sentire. Che piova o ci sia il sole, che faccia freddo o meno, che sia una giornata con tanti impegni (perchè comunque, al di là della paziente, gli impegni per le progettazioni che sto attuando li ho) o meno, mi fermo sempre un attimo a osservarla. Dal London o dal Tower bridge. Da Trafalgar Square. Dalla finestra della stanza che ho al Bonnington Centre. E sempre mi ritrovo a sorridere e a dirmi ‘Caspita! E’ bellissimo essere qui!’. E questo, in quei momenti, mette da parte la domanda che continua ad affacciarsi nella mia testa e a torturarmi nei momenti grigi: ‘Che cosa ci sto andando a fare lì?’

Negli ultimi giorni di agosto, ricordo che vivevo una situazione emotiva simile. Iniziavo a sentire la fine dell’avventura e a provare lo stesso sconforto che vivevo gli ultimi giorni di agosto quando andavo da piccola in villeggiatura dagli zii in Sicilia. Sapevo che la magia stava per finire e che sarei dovuta tornare a casa, a scuola, ai casini della vita di tutti i giorni. Ecco, anche questo agosto mi sono sentita così. In più, però, combattevo con me stessa perchè lì ci sarei voluta restare. Avrei voluto fare la stessa follia di Lella e trasferirmi a Londra, anzichè progettare di fare la pendolare.

Mi sentivo triste all’idea di lasciare gli amici che avevo conosciuto e la casa di Jass e l’intera città e la routine creata in questo mese. Temevo, soprattutto, di farmi fagocitare dalle paure e ritrovarmi, come mi sto ritrovando adesso, a pormi questa maledetta domanda. Purtroppo mi conosco fin troppo bene e per questo sono corsa ai ripari e in questi mesi, che devo sempre ricordarmi essere tre effettivi e due di viaggi, ho lavorato al ‘London plan’ tutti i giorni, per mantenere vivo l’interesse e la motivazione e per ottenere dei risultati.

Non posso pretendere di avere tutto e subito, ovviamente. La mia Bambina interna, però, teme che se il ‘tutto e subito’ non avvenga il Genitore le toglierà il giocattolo. E, in effetti, questa domanda che mi tormenta è proprio dal Genitore interno che viene. Semplicemente, la Bambina non può godere questa bella avventura e basta. Deve farla fruttare, sforzarsi, dimostrare che ne vale la pena.

E qui mi rendo conto che Londra mi sta servendo per lavorare su questo aspetto del mio copione. Non solo dentro la mia testa, ma anche nelle relazioni sto dandomi il permesso di avere fiducia nelle mie intuizioni, nei semi che sto piantando e, soprattutto, godere dell’attesa.

Certo, darsi un permesso non è facile e bisogna ritornarci più e più volte. Si ha bisogno di incoraggiamento e, benchè di persone che mi incoraggino e trovino fantastico ciò che sto facendo ce ne siano, io, ovviamente, giusto per stare in linea col mio copione, le rifuggo. Poi la continua pioggia di questo periodo non aiuta a ribadirsi che al di là delle nuvole il sole splende.

Anche per questo ho messo in Stand By questi articoli. Ho tentato di dedicarmi a qualcosa che mi desse riconoscimenti immediati e appaganti per soddisfare questo bisogno di incoraggiamento. Nulla, però, che ha a che fare con il ‘London plan’.

Ho capito, quindi, che mettere in pausa questo scrivere di Londra e del mio progetto non serve a nulla se non a rinforzare questa idea che non stia portando a niente.

Io, invece, voglio portare avanti questo progetto e crederci.

Voglio credere in me e nelle mie capacità.

Voglio lavorare su questi aspetti copionali e darmi sempre più il permesso di godere delle cose che vivo.

E per questo tornerò a scrivere più spesso perchè voglio condividere con voi questo bellissimo regalo che mi sto facendo 🙂

2 thoughts on “Stand by

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