Buon Natale a tutti Voi!

Bentrovati, amici e vicini! 🙂

Tra tre giorni sarà Natale e ho già smaltito un paio di cene natalizie con amici e allieve. Ora tocca affrontare quella in famiglia… cercherò di uscirne vincitrice e senza troppi chili in più! Auguro a tutti voi di poter fare lo stesso!

Come avrete già appreso, BoJo ha vinto le elezioni in Uk e la Brexit sarà attuata. Non dovrebbe cambiare molto per quel che mi riguarda, o almeno ci sarà un tempo lungo per potersi adeguare. La cosa, però, mi scoccia abbastanza. Trovo una città della quale mi innamoro, progetto di lavorarci con la possibilità, pian piano, di stabilirmi lì e guarda che succede? Una sorta di ‘Promessi sposi’ con il BoJo vestito da bravo a dirmi che ‘questo matrimonio non sa da fare!’. Seccante tutto ciò…

Io, però, sono testarda e non demordo 😉

Volevo portare, però, oggi, la vostra attenzione su un argomento che mi ha fatto riflettere.

Avete notato l’andazzo che, negli ultimi anni, si sta verificando nelle comunicazioni virtuali? Prima, quando non eravamo schiavi di smartphone, social network e chat, forse questa brutta abitudine era meno evidente, oppure erano davvero altri tempi e non c’era. Oggi, invece, sempre più spesso capita di inviare messaggi e non ricevere risposta. La classica battuta che mi riportano i pazienti è ‘Ha visualizzato, ma non ha risposto’. Questo comportamento genera frustrazione e da la sensazione a chi non ha ricevuto risposta al messaggio di non esistere.

L’ingiunzione ‘non esisti’ passa attraverso i sociali, oggi, alle soglie del 2020. Se un tempo era il voltarsi dall’altra parte dei compagni di scuola non intenzionati ad includerci nei loro discorsi, oggi sono quelle spunte blu alle quali non fa seguito una risposta.

Da quando ho iniziato a promuovermi sui portali inglesi per tentare di far partire la mia attività a Londra, ho notato un altro andazzo che mi da sinceramente fastidio. Persone che scrivono una e-mail di richiesta, di solito senza oggetto, senza mettere a volte neppure il loro nome, semplicemente chiedendo ‘Quanto costa?’.

Io, che ho più professionalità e luoghi in cui lavoro, cosa indicata nei miei account sui portali, mi ritrovo a chiedere per cosa vogliono sapere il prezzo e per dove. Certo, lo so che scrivono da Londra, ma non mi piace dare gli scontati. Potrebbero essere anche persone che mi scrivono per le sedute e i corsi a Torino e fuori Torino, in fondo. Ricevo ancora risposta a questa e mail e poi, una volta che ho detto loro il costo, scompaiono.

E da qui ho iniziato a ragionare sulla cosa.

Mi sono chiesta se stessi sbagliando io, se non fosse il caso di abbassare i prezzi o agire non so neppure in chissà quale modo. Ecco che ho notato il primo pensiero che mi scatta in automatico: sono io che sto sbagliando. Ragionandoci su, mi dico, però, che non è così. Non penso neppure si tratti di una questione di chi è nel giusto e chi nell’errore. Penso si tratti di come le persone introiettino l’immagine dell’altro. Ci sono quelle che ne tengono conto e danno una risposta e quelle che non ne tengono conto. E’ possibile che l’agire in modo virtuale faciliti il ‘dimenticare’ l’altro. Non ti vedo, in fondo. Sei solo un nome in un portale, una e mail alla quale scrivere chiedendo un informazione e se questa informazione non mi piace semplicemente ti cestino. La cosa che non fanno è pensare a come si possa sentire l’altro nell’essere cestinato, ignorato. Perchè dovrebbero? E’, appunto, solo un indirizzo e mail.

Eppure io non riesco ad abituarmi a questo stile di comunicazione che resta in sospeso. Non so se è una questione di empatia, una mia ferita aperta oppure solo essere abituata a dare sempre e comunque una risposta.

Mi sono chiesta a cosa sia legato questo bisogno di scomparire. Può essere per il fastidio/imbarazzo del dover dire ‘Spiacente, la tua offerta non è alla mia portata’? Se così fosse basterebbe imparare a rispondere in un altro modo, ad esempio, ‘Grazie, valuterò la cosa e in caso ci risentiremo’. Il classico ‘Le faremo sapere’ dei colloqui, che non è il massimo, però, almeno si tenta di chiudere la gestalt.

Invece no. Si preferisce scomparire e si manda indirettamente un messaggio di scarsa considerazione all’altro. Messaggi di questo tipo possono attivare una sensazione di ‘non esistere’ e ‘non essere importante’ nell’altro. Nel dare una risposta si impiega il proprio tempo e lo si investe per l’altro. Non rispondere è come dare un calcio a questo investimento e la cosa che può accadere e che chi non ha ricevuto risposta inizia a comportarsi allo stesso modo. ‘Per vincere la frustrazione del non sentirmi importante mi comporto in modo da non dare importanza agli altri’.

Può sembrare un ragionamento contorto che nasce da una cosa ‘banale’. Il punto è che questo comportamento è tutto tranne che banale e purtroppo troppo spesso si trattano con banalità ‘piccolezze’ di questo tipo. ‘E’ una psicoterapeuta, se non le rispondo capirà’, ‘Figurati, ci sarà abituata’. Questi possono essere possibili pensieri, che poi sono rimandi che mi sono sentita dare da alcune persone alel quali ho parlato di questa cosa.

Invece vi dico che questo atteggiamento a me da fastidio! E proprio perchè mi infastidisce, mi sono chiesta come sono solita comportarmi io. Perchè è tanto facile arrabbiarsi per come l’altro ci tratta. Meno lo è rendersi conto di come noi trattiamo l’altro.

Tendenzialmente, come dicevo, sono solita rispondere sempre alle e mail che mi scrivono o che scrivo, anche quando mi capita di chiedere informazioni che risultano, poi, non andarmi bene. Anche per messaggi e chat funziono così, ma ho notato una cosa.

Ci sono alcune persone che lascio indietro. Messaggi che arrivano e che apro e mi dico ‘Rispondo poi’ e la vita me ne fa dimenticare o altri che non apro proprio per evitare di dimenticarmene, ma che scorrono in fondo alle chat, scomparendo nel dimenticatoio.

Nella mia testa, però, resta sempre un appunto. Quella persona è lì presente nella mia testa e questo tarlo rosica finchè non lo elimino rispondendo. Io funziono così. Posso anche provare ad ignorare, ma il tarlo rode. Sarò fatta male, non so, ma alla fine, anche dopo parecchi giorni, cosa che già non mi piace, una risposta la do. Certo, l’altro nel frattempo, se devo pensare a come sto io, non avrà preso bene questa assenza.

Il punto è che se a me non piace un atteggiamento non mi piace mettere l’altro nella stessa situazione quando riguarda me. Questo non vuol dire dover stare dietro a tutti, perchè se una cosa va chiusa la si chiude. Solo che non rispondere e scomparire non è chiudere, ma lasciare in sospeso, e penso che tutti noi possiamo immaginare come si possa sentire una persona che resta aggrappata ad una fune con il vuoto sotto i piedi. Situazione ben poco piacevole…

Quindi, amici e vicini, se volete fare o farvi un regalo di Natale rispondete a chi vi scrive o a chi scrivete. Toglietevi e togliete l’altro dalla sospensione. Non vuole essere, questa, una morale, perchè errando pure io non posso arrogarmi il diritto di insegnare nulla a nessuno. E’, però, la condivisione di un ragionamento fatto su me stessa proprio sulla scia del fastidio che provo dinanzi a questo tipo di comportamenti.

Vi auguro così un buon Natale, che ci crediate o no.

Oh oh oh!

🙂

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