L’importanza delle piccole ‘cose’

Bentrovati, amici e vicini 🙂

Come state? Spero bene. Io ammetto di essere stanca. Lavorare tra Torino e altri paesi dal lunedì al mercoledì e poi pendolare su Londra sta facendo effetto sulle mie energie. Certo la mia cronica insonnia, amica che mi accompagna dalla nascita, non aiuta.

Quindi: melatonina e vitamine! Anche perché, benché faticosa, questa vita mi piace :-).

Questa settimana sarò a Londra anche venerdi. Semplice strategia per acquistare un biglietto più economico, dato che quello di rientro al venerdi costava troppo.

Ne approfitterò, se il tempo sarà bello, per passeggiare, oppure, in caso di pioggia, andrò al London Museum.

Mentre vi scrivo sto osservando un’ape in difficoltà sul pavimento del treno per l’aeroporto. Non riesco a distogliere l’attenzione dal modo in cui con tutte le sue forze sta cercando di rimettersi in piedi. È possibile che io, un po’ per indole e un po’ per deformazione professionale, sia così sensibile da entrare in empatia persino con un’ape. Non posso, però, fare a meno di chiedermi comunque come si possa restare indifferenti dinanzi all’altrui malessere o difficoltà.

Purtroppo, sempre più spesso raggiri da parte di umani partono da una richiesta di bisogno fasulla e quindi ci può stare la diffidenza. Ammetto che mi viene spontanea l’empatia con un’ape, mentre dinanzi ad un umano l’occhio clinico valuta se c’è sincerità o meno prima di intervenire. Penso si chiami istinto di autoconservazione e con i tempi che corrono è bene tenerne da conto.

E sono proprio questi tempi che corrono che mi portano qui a riflettere su quell’ape e sulla sua agonia.

Non sono tipo da trattare di tematiche politiche perché non ci capisco nulla, ma qualcosa posso dire su quelle sociali. Ecco, io non ce l’ho più fatta e,  prossima all’arrivo alla fermata dell’aeroporto, ho preso il biglietto e l’ho messa su questo. Forse sarebbe morta comunque, ma  sono esserini forti e io non sono nessuno per decretarne la morte irrimediabile, né per stabilirne le capacità di recupero. E comunque, meglio morire su un pezzo di prato che schiacciata nell’indifferenza generale.

Inutile dirvi che il gesto non è passato inosservato. C’era chi sorrideva intenerito e chi rideva per la stranezza del mio gesto. Ho smesso, però, da un pezzo di preoccuparmi del giudizio della gente. Guardavo quest’ape che, nel tempo che il treno ci ha messo a giungere alla fermata, si è rimessa dritta sulle zampette.

Quando siamo scesi purtroppo mi è caduta e l’ho dovuta recuperare di nuovo. L’ho lasciata in un agolino tranquillo, dove il rischio si essere calpestata è minimo e spero abbia avuto modo di riprendersi. Io ho fatto il mio pezzo, ora tocca a lei.

Ecco, questo è, secondo me, un po’ il senso dell’empatia e, se vogliamo, anche della terapia psicologica.

Proprio come questa piccola ape, è possibile che ci capiti di trovarci  in difficoltà, in un luogo sconosciuto nel quale forse ci siano pure finiti per caso. È possibile ritrovarsi nell’indifferenza generale, tra persone troppo prese da loro stesse e alle quali la nostra difficoltà può pure dare fastidio.

In momenti simili, l’incontro con una persona che non resta indifferente può essere salvifico sotto molto aspetti. Questa persona non deve neppure fare chissà quale cosa. Basta anche solo che si renda conto del nostro malessere e ci sostenga anche solo per un breve periodo. Che ci aiuti a uscire da quella situazione nella quale ci sentiamo scomodi e che può essere per noi simile ad un’agonia.

Nei pazienti che incontro a Londra ritrovo spesso questo senso di spaesamento, questo chiedersi se stiano facendo la cosa giusta. Faticano a tenere il passo in una città che può dare tanto, ma che richiede a volte pure troppo in cambio.

Faticano a relazionarsi con una popolazione e una cultura diversa e arrivano, alcuni di loro, col bisogno urgente anche solo di poter parlare con un connazionale che li ascolti. Perché chi come loro si è trasferito è possibile non abbia il tempo, la voglia o la forza di stare loro accanto e chi è rimasto in patria lo si protegge raccontando la classica bugia del ‘Va tutto bene’.

Ecco, io penso che si stia perdendo la capacità di essere empatici in favore della chiusura e della diffidenza sempre più forti. Ovvio, ci sono delle eccezioni, come coloro che sorridevano inteneriti, bloccati nell’agire come me per timore del giudizio e forse pure di essere punti da quella piccola ape.

Inizio questo pendolo con questa piccola metafora e questa riflessione. Sono tempi duri, che rischiano di tenderci, ma è nella capacità di restare flessibili che possiamo trovare la salvezza.

🙂

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