Stranger things….

Bentrovati, amici e vicini!

Eccomi sul treno per l’aeroporto di Caselle. Ormai possiamo dire sia una certezza, con rare eccezioni, quella che vi scriva in viaggio.

Oggi voglio parlarvi di una cosa che mi sta capitando. L’ho definita ‘strana’ nel titolo mettendola al plurale perché è un argomento che ho già accennato, qui.

Ricordate Jass la mia host? L’ultima volta che la vidi, Natale doveva ancora arrivare. Eravamo rimaste che sarei stata da lei il 23 gennaio, ma, a inizio mese, mi ha scritto che sarebbe stata fuori Londra e non avrebbe potuto ospotarmi. Beh ci sta, nulla di male. Per quella notte ho trovato un’altra sistemazione ed è andato tutto ok.

Le ho poi scritto a fine gennaio per chiederle ospitalità per il 19 di questo mese e poi per i giovedi di marzo.

Già, perché da marzo starò a Londra anche il venerdi. Ho preso accordi con la palestra ‘zenyoga’ per tentare di far partire un corso in 6 lezioni di ginnastica gestanti e, già che ci sono, prenderò qualche ora in piu al Bonnington Centre per vedere altri pazienti. Quindi, amici e vicini, il London Plan si sta ampliando, per mia grande gioia 🙂

Per questo ho bisogno di un posto che mi ospiti tutti i giovedi notte. Ho chiesto a Jass, vi dicevo, ma lei ha letto dopo giorni il messaggio e non ha risposto.

Vi avevo già detto come trovi fastidioso questo atteggiamento. Non era, però, da Jass, che in precedenza mi ha sempre risposto.

Ho lasciato passare qualche giorno e le ho scritto nuovamente e ancora una volta ha letto e non ha risposto. Le ho chiesto, allora, se fosse tutto ok, dal momento che non mi rispondeva. Silenzio.

Ha scatenato tante cose questo silenzio e, da brava psicoterapeuta, le ho analizzate tutte.

Per prima cosa, il mio Genitore Critico Negativo mi ha detto ‘Hai sicuramente fatto qualcosa di sbagliato!’. Questo ha mandato in agitazione il Bambino, che ha iniziato a chiedersi cosa mai avesse potuto combinare.

Ecco quale è stata la prima risposta a questo stimolo esterno: la colpevolizzazione.

Certo, dal momento che nelle relazioni ce la si gioca sempre al 50% di responsabilità, è possibile che abbia fatto o detto qualcosa che possa aver dato fastidio.

Ciò che mi stupisce è che c’eravano lasciate benissimo a dicembre. Mi sono detta, allora, che potrebbe non essere qualcosa che dipende da me o anche da me. Potrebbe essere qualcosa esclusivamente  dell’altro.

A tal proposito, due ipotesi mi sono balenare alla mente. La prima è legata alla Brexit: “siamo usciti dall ‘Europa, tu sei Europea e io, Jass, Johnsoniana convinta, non ti voglio più. Non so, però, come dirtelo e agisco in modo passivo aggressivo non rispondendo. Lo capirai da te”.

Questa ipotesi la trovo, però, assurda. O meglio, voglio sperare lo sia!

L’altra che mi faccio e che per qualche motivo non possa o non voglia più ospitarmi, ma che non sappia come dirmelo. E quindi fa come molti ormai fanno: “non ti rispondo e lascio che, col mio ignorarti, tu capisca che non voglio/posso più ospitarti”.

Certo, qualunque cosa ci sia dietro mi dispiace. Sia per la possibilità di avere un posto sicuro nel quale tornare, sia per questo essere stata lasciata appesa.

Come già dicevo tempo fa, lasciare l’altro nel silenzio è un mancato riconoscimento del suo essere esistente e importante. Quindi, da una parte chi non risponde lo fa perché e’ a disagio dal dover affrontare l’altro o perché disinteressato dell’altro. Cosi facendo scatena nell’altro reazioni quali confusione (‘perché non risponde? Cosa è successo!? Cosa ho fatto?’), tristezza (“la mancata risposta mi rattrista”) e anche rabbia (“non è giusto che tu mi stia ignorando!”).

Ho pensato di scriverle chiedendole se la mancata risposta fosse legata a qualche motivazione e di parlare di questo, ma credo che otterrei la stessa silente risposta. Non ne vale la pena, in sostanza, e questo mi spiace, perché come lei mi ha svalutata ora io la svaluto.

La vita, però, deve andare avanti, giusto?

Come dicevo, ho un altro appoggio, per fortuna, che mi costerà un po’ di più, ma è anche più centrale. Brixton è a mezz’ora in bus dallo studio, Sutton a tre quarti d’ora con la Thameslink! Spenderò di più per il letto, ma meno in tempo e trasporti. Guardo il lato positivo, insomma

Sto anche maturando l’idea di prendere una stanza in affitto, nonostante vada a Londra solo per una notte o due al massimo. Questo perché sento il bisogno si un posto mio, che non mi porti a dover gravare su qualcuno, benché paghi il posto, e magari trovarmi a sentir dire ‘non posso ispirarti perché non ci sono’. Valuterò anche l’opzione ostelli, in una stanza privata.

Sono nuovamente work in progress sull’alloggio. È stata la cosa che più di tutte mi ha messo ansia ad agosto. Ora la prendo con più filosofia, quindi qualcosa ho imparato 🙂

È ho imparato anche, per l’ennesima volta, che non bisogna dare nulla per scontato. Ero certa di poter contare sull’ospitalità di Jass e questa è venuta meno. Dare per scontato equivale a svalutare una persona o una situazione che sia. Porto a casa anche questo. Non si smette mai di imparare 🙂

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