My, oh my!

Bentrovati, amici e vicini!

Sì, questa settimana l’influenza ha colto anche me! Non quella ‘regale’, ma una più popolare.

È esplosa sabato. Sarebbe stato facile fare uno più uno: sei tornata ieri da Londra, oh my god, il coronavirus!!

No.

Decisamente no.

Ok, non bisogna sottovalutare la situazione, ma neppure entrare in un sistema di isteria di massa!

Venerdi al controllo passaporti ci hanno misurato la temperatura con i termometri ottici, mi pare si chiamino.

L’annuncio è stato richiesto dal personale di terra a quello di bordo appena giunti a Caselle.

Salgo sullo stupido bus che ti porta dall aereo al terminal (100 metri a piedi…), corro per essere tra i primi al controllo, dato che le nuove macchine per la lettura elettronica del passaporto sono lente e rischio di perdere il bus per Torino, e mi ritrovo catapultata nella scena di un film di fantascienza.

Ad accoglierci, infatti, ci sono questi individui coperti da capo a piedi da un tutone bianco con mascherine spesse, che, tenendoti a distanza, ti puntano addosso queste pistole-termometro.

Ok che non bisogna sottovalutare la situazione, ma a me è venuto da ridere. Che volete, sono fatta cosi.

Certo, quando sabato il mio termometro old school al mercurio segnava ben 37 gradi ho pensato che dovevo risolvere la faccenda entro oggi per evitare di essere trasportata in quarantena per sospetto coronavirus. Sarebbe seccante.

Ad ogni modo, ora la febbre non c’è più. Solo naso chiuso e poca tosse fastidiosa. Dovrei, quindi, riuscire a evitare la quarantena!

Molto semplicemente, il mio corpo ha voluto fermarmi. Dal momento che sto facendo una mole di cose esagerata, per quanto tutte soddisfacenti, mi ha voluto dire ‘O ti dai una calmata o ti calmo io!’.

Cosi, dopo la bellissima esperienza dell’open day per la presentazione dei miei workshop su respirazione e espressione corporea, vissuta al Villa Iris di Pianezza sabato mattina, mi sono fermata. Fermata quanto è possibile fermarsi per chi ha un cane. Domenica sono stata tanto a riposo e, cosa incredibile, lunedì ho rimandato tutti gli impegni per restare a casa.

Ovviamente, non sono riuscita a vegetare a letto o sul divano davanti ad un film. È  più forte di me, non so come si faccia. Così, mi sono data alla promozione delle attività. Sia quelle italiane che londinesi.

I corsi di ginnastica gestanti e yoga mamma-bimbo di Chivasso sono partiti e, quindi, ho reso pubblica la notizia per chi volesse iscriversi alla lezione di prova.

La novità, invece, è la promozione del corso di ginnastica gestanti allo ‘Zenyoga’ di Camberwell a Londra!

Devo dire che un po’ mi preoccupa e un po’ mi galvanizza la possibilità di condurre un corso in inglese con allieve che parlano inglese. Infatti sto ripassando la parte, diciamo così, per imparare i termini e le pronunce, con buona pazienza di Emma, la mia english teacher.

Ho trascorso così il mio giorno off: tra promozione e studio dell’inglese. E, ovviamente, portando fuori Sherlock che ieri ha compiuto 3 anni!!!!! 😀

Infatti gli ho dedicato la mattina, portandolo in area cani dove ha corso ininterrottamente dalle 11 alle 13!!

Non avrei mai immaginato di poter amare così tanto quella palla di pelo dall’odore deciso!

E, infatti, è di amore che volevo parlarvi. Più precisamente di quella festa che avrà luogo domani: San Valentino.

Che uno dei più famosi gangster americani abbia deciso di commettere una strage proprio in questa data dovrebbe farci riflettere tutti sul suo reale significato.

Ora, non so voi, ma non ho mai provato simpatia per questa ‘festa’. Quando ero piccola speravo tanto di ricevere una letterina. Vedevo le mie compagne riceverle e io restarne senza e mi sentivo inadeguata.

Ecco, per quanto io sia quella che promuove il festeggiare qualunque vittoria o evento come si deve, non sopporto le feste comandate che, in qualche modo, fanno sentire inadeguato chi non può festeggiare.

Metto dentro questo calderone tutte le feste comandate, perché ognuna può creare disagio. Non a caso a Natale o Ferragosto aumentano le richieste da nuovi pazienti.

Natale è la festa dell’amore familiare e chi è lontano dalla famiglia o non ha buoni rapporti con questa o è solo, prova una profonda tristezza e sensazione di non adeguatezza.

A Ferragosto, o anche a Pasquetta, bisogna essere felici e in gruppo per forza, perché è estate, il periodo in cui si vivono avventure sentimentali. Chi non può  andare in vacanza o non vive avventure, di nuovo si sente inadeguato.

E se queste possono sembrare ‘cose da poco’, perché sono feste importanti, religiose e con un significato che va oltre il vissuto personale, che ne diciamo della festa della mamma, del papà o dei nonni? Feste più commerciali che reali, e capaci davvero di mettere a disagio chi non può essere genitore o nonno.

Ovviamente, in questa società di consumismo si vede la massa non badando ai bisogni e al potenziale dolore del singolo.

Ora, io personalmente ho trovato il mio equilibrio per quanto riguarda questa festa degli innamorati.

Quando la mia Bimba interna inizia a sospirare affranta la coccolo come si deve, ricordandole che l’amore ha mille forme e che quello più importante è l’amore che si prova per sé stessi.

Poi, tre anni fa la mia strada ha incrociato quella di Sherlock e ho imparato una nuova forma d’amore: quello incondizionato. Perché ogni volta che questi 18 kg scarsi di pelliccia e ossa mi fanno le feste, seguito dai due gatti, che si contendono con lui le mie attenzioni, io capisco l’amore cosa sia.

Col lavoro che faccio mi ritrovo a sentire storie di amori travagliati, relazioni malate, persone che si comportano con altre persone in modo assurdo che mi fanno dire: oh mio Dio! Certo, ci sono anche le belle storie e le belle persone e forse, prima o poi, capiterà anche a me di incontrarle.

Al momento so di avere Sherlock, Jackie e Bonnie e a chi ci vede la deriva da gattara dei Simpson dico che va bene anche così.

Intanto, resto dell’idea che l’amore non abbia bisogno di feste comandate. Che le persone non hanno bisogno di feste comandate. Ogni giorno può essere festeggiato. Sia da soli che in coppia che in famiglia. Qualunque tipo di famiglia 🙂

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