La psicoterapia ai tempi del coronavirus…

Bentrovati, amici e vicini!

No… questa volta non sono in viaggio mentre vi scrivo. Sono a casa mia, davanti al mio computer nella stanza che uso per lavorare.

Andiamo con ordine…

In una settimana sono successe talmente tante cose degne della trama di un film di fantascienza, che c’è da chiedersi se non si sia davvero tutti coinvolti, a nostra insaputa, nella realizzazione del più grande evento cinematografico di sempre!

Sono tornata sabato scorso a Torino con un volo che contava 60 persone. Ho potuto dormire comodamente sdraiata sui tre sedili, giusto per trovare il lato positivo a quella che era già di per sè una situazione assurda.

Non avrei immaginato che la situazione sarebbe precipitata da lì a poco…

Nella fine della scorsa settimana, arrivavano notizie allarmanti circa l’estensione della zona rossa all’intero Piemonte, e non solo ad alcune province. Già mentre ero a Londra, una collega mi parlava della circolare dell’Ordine degli Psicologi del Veneto che chiedeva di interrompere le attività di gruppo, e di come questa ordinanza sarebbe arrivata anche al Piemonte. Sempre sabato mi sono ritrovata a dover chiudere fino a data da destinarsi i corsi di ginnastica gestanti e yoga mamma – bimbo a Chivasso; corsi che già erano sospesi da inizio febbraio. Iniziavo seriamente a pensare di non poter più portare avanti neppure l’attività terapeutica individuale.

Come vi dicevo l’altra volta, per un libero professionista rendersi conto di dover interrompere l’attività per cause di forza maggiore è una legnata in testa non da poco!

Ammetto che lunedì sera, quando Conte ha dichiarato tutta Italia zona protetta ho avuto un crollo.

Da settembre sto portando avanti un ritmo di vita allucinante, sebbene mi piaccia e mi dia soddisfazione. Prendere l’aereo andata e ritorno una volta a settimana e trascorrere una notte dormendo (per modo di dire) poche ore, per quanto dopo un po’ diventi routine e il corpo si abitui a tutto, è comunque pesante. Tutti questi sacrifici sono stati finora compensati dal fatto che sto ottenendo risultati appaganti, non solo dal punto di vista economico (oddio… più che altro di rientro delle spese, che, però, è già una grande vittoria!) e, vi assicuro, che quando mi sono resa conto che non sarei potuta andare a Londra chissà per quanto tempo e che ciò sarebbe avvenuto proprio nella settimana in cui avevo ben 3 primi colloqui,  mi ha dato il colpo di grazia.

Ho pensato a questi 3 primi incontri che avrei sicuramente perso, ai voli acquistati già fino alla prima settimana di giugno, ai pazienti che non avrei potuto incontrare e anche a quelli qui in Italia ai quali, con l’estensione della zona rossa, non avrei potuto garantire il proseguimento degli incontri in studio. In definitiva, ho visto il collasso della mia attività, della mia piccola situazione economica e della mia vita.

Il tutto è durato un paio d’ore, finchè non mi sono buttata a letto con Sherlock accanto che era tutto una coccola in reazione al mio stato emotivo.

Sono state bellissime le telefonate e le chat dei colleghi, l’incoraggiamento degli amici, sia italiani che quelli a Londra, e anche grazie a loro sono riuscita a prendere sonno e il giorno dopo a svegliarmi determinata a non darla vinta a questo maledetto sistema e a questo virus ‘regale’.

Per fortuna questa pandemia, che ormai è riconosciuta a livello globale, è esplosa in un momento storico in cui la tecnologia ci permette di raggiungere chiunque comodamente da casa. Certo, non mi ha mai allettata l’idea di condurre le sedute terapeutiche tramite Skype. Per il mio modo di stare in seduta, per il bisogno che ho di avere la persona lì davanti a me, poterla osservare e dedurre, poterla sentire e permetterle di sentirmi lì presente, uno schermo non è propriamente l’ideale. Data l’emergenza, però, ringrazio chi ha permesso a simili strumenti di esistere!

Già lunedì mattina avevo tenuto la mia prima seduta tramite video chiamata con la paziente di Chivasso. Da martedì ho esteso questa soluzione a tutti gli altri pazienti. Devo dire che hanno risposto tutti positivamente, sia quelli in Italia che quelli a Londra. Dei tre nuovi incontri londinesi due hanno accettato la cosa, nonostante non ci fossimo mai ancora visti, e tra oggi e domani sarò connessa al telefono per la gran parte della giornata.

Dal momento che non mi sento propriamente a mio agio con Skype e non mi sento di poter dare il massimo, ho deciso di ridurre un po’ le tariffe. Skype mi permetterà di mantenere il mio lavoro, direi che una piccola perdita è meglio che non poter lavorare affatto.

Certo, come tutti noi, spero che questa situazione d’emergenza duri il meno possibile.

Ryanair ha cancellato tutti i voli che avevo giù prenotato fino al 4 aprile e mi ha concesso il rimborso. Questo mi ha permesso di tirare un sospiro di sollievo. Guardiamo il lato positivo, dicevo.

Quindi, amici e vicini, siamo qui. Costretti in casa. Chi da solo, chi in famiglia, chi con bambini. Io, personalmente, con un cane che, da quando è passato il decreto che ha esteso a tutta la Nazione la zona rossa, vuole uscire in continuazione, come avesse capito che il consiglio è l’esatto opposto. Non terrebbe fede al suo nome se si attenesse alle regole, d’altronde.

Per fortuna, la tecnologia ci permette di avere cose come Netflix e simili e, appunto, di lavorare da remoto e io, rispetto a chi non può farlo perchè il tipo di lavoro che fa non lo consente (penso agli operai, magazzinieri, cassieri, ristoratori, artigiani, insegnati, ecc) devo ritenermi fortunata.

Sono sempre convinta che sia un’influenza. Come già ho detto più volte, certamente è ad alta diffusione e sta mandando al collasso il sistema sanitario nazionale. Forse è su questo che si dovrebbe puntare l’attenzione e chiedersi come mai si sia arrivati al collasso. Ma io non mi occupo di politica, quindi…

Amici e vicini, incrociamo le dita, facciamoci coraggio e attendiamo fiduciosi e a casa la fine di questo delirio. Sperando che non arrivino altre brutte sorprese e che, come mi auguro, per aprile tutto torni alla normalità!

 

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