‘C’è qualcosa di sacro nelle lacrime…’

…non sono un segno di debolezza, ma di potere.

Sono messaggere di dolore travolgente e di amore indescrivibile’.

(Washington Irving)

 

Bentrovati, amici e vicini!

Ho voluto oggi iniziare con queste parole di Irving, che mi hanno colpito per la loro grandezza. In questa seconda settimana di isolamento che volge al termine, di lacrime ne ho virtualmente asciugate tante. Le ho viste esplodere di punto in bianco mentre, apparentemente, si parlava d’altro. Le ho viste scendere lente, come nulla fosse, da occhi impauriti ma determinati a fare finta che nulla fosse. Le ho sentite nella voce stanca di colleghi che, come me, stanno facendo i conti con un modo diverso di fare terapia e con  gli effetti dell’ondata di panico proveniente dai pazienti.

Qualche volta ho visto nascere un sorriso da queste lacrime. Altre uno sguardo di profonda tristezza. In alcuni casi persino di rabbia.

E’ stata una settimana difficile, amici e vicini. Per il quantitativo di ansia accumulata dai miei pazienti, che si è scontrata con quella mia personale che respiro nell’aria. Sì, perchè si respira ansia in questi giorni. La tensione è palpabile, come il silenzio. Surreale. Pesante.

Pesante anche per il costante crescendo delle limitazioni alla libertà. Necessarie, certo, ma ugualmente soffocanti.

Non vi nascondo che ho paura. Temo questo esercito che giorno dopo giorno si sta riversando nelle strade delle nostre città. Io, qui dalla zona ‘Juventus stadium’, non l’ho ancora visto, ma anche solo sapere che c’è, leggere i messaggi di amici di altre città che se lo ritrovano sotto casa, mi inquieta.

No, non mi danno nessuna sicurezza questi uomini armati e in mimetica. Mi chiedo perchè si sia dovuti arrivare a tanto e. ovviamente. ho già bell’è pronta la risposta. Non vale neppure la pena ripeterla e comunque non sarà la presenza di questa gente e convincere le persone a stare a casa. Potrà solo essere più facile che si passi ad azioni violente, avallate, e questa è la cosa peggiore, da chi guarda dal balcone.

Siamo in guerra, cazzo. Ora è ancora più evidente. Ricordo che a capodanno si parlava di possibile terza guerra mondiale dopo l’uccisione di un personaggio importante (perdonatemi, ma io con i nomi non ci so proprio fare). Invece, la guerra è esplosa grazie ad un virus. Parafrasando ‘Il Signore degli anelli – La compagnia dell’anello’ potrei dire, usando le parole di Boromir, ‘

‘Che strano destino. Dobbiamo provare tanti timori e dubbi per una cosa così piccola’.

Pazzesco. Eppure è così. ‘L’essenziale è invisibile agli occhi’, diceva Saint Exupery. Certo lui non si riferiva ad un virus, ma possiamo dire che grazie a quel che questa pandemia sta causando possiamo capire quali siano le cose davvero essenziali e quali quelle futili.

Solo in quest’ultima settimana o poco prima sono iniziati a passare sui social meme, articoli e post nei quali si parla di sostegno psicologico e dell’impatto che questo isolamento ha sul benessere psicologico. Si è parlato anche di come lo stare a casa possa essere più deleterio del coronavirus per quelle donne e bambini che subiscono violenza domestica. Come dicevo prima, sta aumentando l’odio verso di esce da parte di chi è in casa, che se da una parte può essere giustificato, dato il pericolo di contagio e la violazione delle ordinande, dall’altra aumenta l’odio tra simili e la caccia all’untore. Tutte cose che portano ansia e stress a livelli elevati e questi incidono sul sistema immunitario, compromettendolo.

Diventa, così, importante quello che è il mio lavoro: il sostegno psicologico. Le campagne di sensibilizzazione al benessere psicologico e all’importanza di chiedere aiuto stanno nascendo e popolano il web. Colleghi e associazioni che offrono sostegno gratuitamente e centri antiviolenza reperibili al telefono sono attivi nell’aiutare chi ne ha bisogno. Iniziative lodevoli, che, inevitabilmente, si scontrano con il limite della privacy che può venire a mancare, allo stesso modo in cui mi ci scontro io con i miei pazienti. Ecco, quindi, che dalla necessità nasce la creatività dell’uomo, che lo porta a trovare le soluzioni più strane: videochiamate dalle cantine, dai garage, dalle auto, dalle scale (‘All’ultimo piano, quello che porta ai tetti, così non mi sente nessuno!’), dal bagno con la doccia azionata, in camera con la radio accesa a fare da sottofondo (‘Tanto ho le cuffie e riusciamo a sentirci‘).

Accade, però, che ci siano quelle persone (guarda un po’, donne con mariti ‘troppo presenti’) che le soluzioni creative non le possono trovare perchè non sono mai sole. C’è sempre un occhio puntato su di loro, che in confronto quello di Sauron è amichevole. A queste pazienti, che prima venivano in studio prendendo l’appuntamento in un giorno in cui avevano altri impegni, così da non dover inventare giustificazioni che potessero dare adito a sospetti, va il mio costante pensiero e la mia preoccupazione.

Si sta già registrando in Piemonte un aumento dei TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e siamo in isolamento da sole due settimane! Mi auguro che non si arrivi a costanti notizie di cronaca riguardo all’aumento dei femminicidi o delle telefonate fatte alla polizia per violenza domestica. Come mi auguro non si verifichino aumenti di suicidi e omicidi-suicidi. Non sto fantasticando scenari apocalittici, esagerati o fantascientifici, amici e vicini. Sono cose che già esistono e che purtroppo aumentano proprio grazie all’isolamento che ci deve salvare.

Il senso di impotenza genera una frustrazione pesante che spiana la strada alla depressione e questo sta già accadendo. Lo vedo nel mio piccolo campione di pazienti, così come nei discorsi con amici e conoscenti.

Anche io, in quanto essere umano, non ne sono immune. Venerdì mia madre mi ha detto, tra un discorso sul nulla e l’altro, di dover andare mercoledì prossimo (sì, proprio nella settimana in cui è previsto il picco) all’Asl per fare l’esame del sangue per monitorare i valori per il Coumadine. Ecco, è bastata questa notizia a incrinare la stoica resistenza che stavo attuando. E’ quando il pericolo si manifesta anche solo per via ipotetica nel proprio piccolo giardino privato che il sistema va in tilt!

Quella sera, mentre da un palazzo in zona qualcuno suonava ‘Il silenzio’, nella solitudine della mia casa priva della presenza di cane e fratello, fuori per la passeggiata notturna, il crollo è arrivato.

Non l’ho represso. Ho lasciato che uscisse, perchè tenerlo dentro sarebbe stato peggio. Ho pianto e liberato con i singhiozzi quel blocco che da metà febbraio avverto alla gola e che pensavo fosse dovuto all’influenza presa a inizio mese. Ho scoperto in quel momento come fosse, invece, causato da ansia e tensione.

Devo ringraziare gli anni di terapia personale, il mio percorso di studi e quelli di Shiatsu e Yoga, grazie a i quali riesco a gestire la situazione e a continuare a stare in piedi ed esserci per i miei pazienti e familiari.

Sì, perchè durante quel crollo la mente ha iniziato a tirare fuori tutte le cose che fino ad ora ho tenuto in sordina. Ho pensato che, diamine, quell’ultima domenica in cui ci siamo visti ho salutato frettolosamente i miei perchè ‘tanto ci saremmo rivisti a breve’. Invece sono passate due settimane. Ho pensato che se dovessero ammalarsi potrei non rivederli, non poter stare loro vicino e a questo timore si sono agganciate tutte le preoccupazioni che in queste due settimane ho assorbito dei mie pazienti, quelli londinesi soprattutto, lontani, per forza di cose, dai parenti rimasti in patria. Ho pensato a come sarebbe straziante e doloroso vivere a distanza una loro malattia e, magari, perderli senza poterli salutare.

A un certo punto, durante l’esplosione sempre più fragorosa ho preso un lungo respiro e mi sono fermata. Mi sono detta che… andrà tutto bene!

In quel momento, con quel respiro ho stretto forte tra le braccia la mia Bambina interna disperata e le ho sussurrato che, sì, queste sono possibilità, è vero, ma che non è detto debbano per forza accadere. Le ho ripetuto più volte che sarebbe andato tutto bene e che finita questa follia saremmo corsi tutti quanti a riabbracciarli .

Amici e vicini, è importante lasciare andare il pianto, ma ancora di più lo è attivare il conforto. Auto o esterno che sia. Non la negazione o, peggio, dirsi o dire di smetterla e pensare positivo. A nulla serve sforzarsi di pensare positivo se dentro si muore i paura! Per iniziare a farlo occorre prendersi cura di questa paura, ammetterla, accettarla e chiedere conforto o energizzare il proprio Genitore Affettivo per darsene. E’ normale avere paura. Questa è una situazione di pericolo in cui è normale ci sia paura e non c’è nulla di male nell’esserlo, nel dire di esserlo e nel richiedere e avere bisogno di conforto.

A nulla serve esorcizzare la cosa uscendo lo stesso perchè ‘tanto a me non accadrà’ oppure, ‘sono tutte fesserie’ o l’ancora peggio ‘a me nessuno mi ci mette in prigione’. Bisogna essere flessibili, accettare le ristrettezze e augurarsi che tutto passi presto. anche il bisogno di un esercito per le strade. esercito che spero alzi i tacchi e se ne vada una volta rientrata l’emergenza e che mi auguro non faccia più danni di quanti già non ce ne siano.

‘Gente armata’ in mezzo a ‘gente tesa per la sensazione di pericolo costante nella quale viviamo’, sono un binomio che non mi piace per nulla.

Auguriamoci quindi, amici e vicini, che si veda presto la luce in fondo al tunnel e che da lì a poco si possa uscirne.

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