Vive la resistance!

Bentrovati, amici e vicini!

Sì, sono assente da un bel po’. No, non ho preso il virus, ma diciamo che a causa di questo mi sono trovata ad avere meno tempo del solito.

L’effetto isolamento si è fatto sentire. Nel lavoro con sedute emotivamente più cariche, data l’ansia causata dal virus, il distanziamento sociale e la convivenza forzata.

In casa con il cane in crisi perché non è potuto più andare al parco a correre libero. Un cane iperattivo vi assicuro che può diventare un serio problema se non gli è fatto modo di sfogarsi.

Questo lockdown ha però i suoi lati positivi. Ho avuto la possibilità di fare una cosa che mai avrei fatto: le terapie on line. Certo sono anni luce lontane dalle sedute in studio, che non vedo l’ora di poter riprendere. Quelle dannate cuffie bluetooth mi causano un mal di testa che levati!

Ho potuto trascorrere più tempo col mio cane!! Ero lì, a inizio marzo, a distruggermi pensando che, stando a Londra un giorno in più, avrei avuto meno tempo da trascorrere con lui. Ecco che arriva il covid e magicamente sto a casa h24! Devo stare più attenta a come parlo…

Ho colto l’occasione per riposare! Certo, il lavoro è stato reso più impegnativo dall’uso di Skype e dalla mole di ansie e preoccupazioni, ma eliminare gli spostamenti mi ha permesso di rifarmi delle notti trascorse in viaggio di questo ultimi sei mesi.

Già.  Sei mesi! Li avrei compiuti il 19 aprile, invece non ci sono arrivata! Mi sono fermata alla prima settimana di marzo e solo Conte sa quando potrò tornare a viaggiare…

Certo mi girano ancora se penso che questo sarebbe dovuto essere il mio anno di prova come pendolare… voglio però essere ottimista: sento che tornerò a pendolare. In fondo, solo le cose importanti vengono messe alla prova e questa per me è una cosa importante.

Ho deciso, però, di scrivere oggi un articolo dopo tanto tempo perché ricorre un anniversario. Sì oggi non è solo la festa della liberazione per me. È un anno dal mio primo viaggio a Londra!

Sì, l’anno scorso a quest’ora stavo respirando la mia prima serata londinese insieme a Simona e Stefania.

Se penso che ancora non sapevo della folle decisione che avrei preso da li a qualche settimana e di come si sarebbe poi evoluta fino a diventare una realtà…. da non crederci!

È successo qualcosa l’anno scorso, in questa settimana che va dalla festa della liberazione a quella dei lavoratori. È stata una vera rivoluzione per me. Mi sono liberata di tante paure, di tante ingiunzione e mi sono data per prima cosa il permesso di credere in me e poi quello di osare. Ho puntato sul mio lavoro, sulla mia passione più grande. Su questo desiderio di conoscermi e mettermi alla prova costante.

Devo dire che questo isolamento mi ha aiutata a trovare risposta alle domande che da maggio 2019 mi pongo: perché lo sto facendo? Perché lavorare come pendolare Torino-Londra? Cosa ha da insegnarmi questa esperienza?

Lo sto facendo perché lo voglio, perché mi piace e penso che questa sia la risposta più importante.

Farlo mi è servito ad apprezzare quello che ho qui a Torino: il mio cane, i miei gatti, la mia famiglia, la mia casa, i miei amici, la mia città con le sue strade e profumi. Ad apprezzare il mio essere italiana, il cibo che c’è qui, i servizi sanitari che, seppure problematici, ci sono e sono per tutti.

Farlo mi è servito a capire che volere è potere! Che i limiti sono solo nella mia testa e che posso credere in me stessa e farlo apre molte porte!

Poi ci sono loro: i miei pazienti. Non a vado incontriamo le persone sul nostro cammino. Questi uomini e donne emigrate a Londra mi stanno insegnando tanto e io sono molto grata a loro per l’opportunità che mi stanno dando di ascoltarli e percorrere questonpezzo di strada insieme. Sono loro grata per la fiducia che mi stanno accordando, per il modo ancor più profondo in cui si stanno aprendo. Anche con in pazienti torinesi sta accadendo qualcosa di più profondo, come se questo isolamento stesse aprendo porte e cassetti chiusi che necessitavano di un freno imposto dall’alto per poter essere aperti.

Con i ‘pazienti inglesi’, però, la differenza sta bel fatto che non li avrei mai incontrati se non avessi deciso di buttarmi in questa folle impresa. Essere lì con loro, ora che c’è la paura, ora che si è sono soli in casa forzatamente e sentir dire ‘queste cose a te posso dirle. Quanto sia spaventat*. Ai miei in Italia no perché non voglio spaventarli e farli preoccupare’. Ecco, anche per questo è servita questa folle impresa. Per essere qui ora con loro, ascoltare queste paure e anche condividerle perché seppure terapeuta sono, in questa situazione nuova e spaventosa per tutti, anche essere umano.

Vivo quindi la mia liberazione, la mia resistenza dinanzi ad ansie e paure, a segreti indicibili, a preoccupazioni per il futuro, a nuove possibilità e sogni, alla rinascita e alla riscoperta.

Resistere per rinascere. Cogliere le opportunità anche in ciò che ci spaventa, che è incerto. Abbandonarsi all’ignoto con fiducia. Io l’ho fatto l’anno scorso, quando ho deciso di osare e di resistere alla tentazione di dirmi che fosse tutta una follia improponibile.

Resistete agli attacchi di queste paure che vi soffocano e che vi spingono a mettere i vostri sogni e voi in un cassetto.

Resistere sempre perché, caspita, ne vale la pena! Davvero!

🙂

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