Namespotting

Bentrovati, amici e vicini!

Eccoci di nuovo qui, in questa versione by night del blog. Vi scrivo di nuovo da corso Bolzano, in attesa che parta la navetta per Malpensa.

La settimana scorsa sono riuscita ad arrivare e tornare da Londra. Soprattutto dall’aeroporto a Londra e viceversa. Sì, perché, a causa del covid, i trasporti per e da Londra sono stati molto ridotti.

Quando sono arrivata a Stansted ho trovato la biglietteria della National Express chiusa e nessuna indicazione circa i bus e gli orari.

Mi sono messa in coda dove di solito prendo il bus e ho stressato un ragazzino chiedendo info e aiuto per acquistare il biglietto dal sito, dato che il mio smartphone non collaborava. Cosi per fortuna sono riuscita a prendere l’autobus delle 9.10 e ad essere a Londra per le 11.30.

Ovviamente è scattato il grande dubbio: come ci torno all’aeroporto?

Dubbio dato dal fatto che l’ultimo bus per Stansted sarebbe partito dalla Victoria Coach Station alle 20 del giovedì, improponibile per me che finivo di lavorare alle 20.30. Il primo del mattino sarebbe stato alle 6 e il mio volo alle 6.45, quindi improponibile anche questo.

Mi sono trovata costretta, allora, all’opzione treno. Mi sono avviata alla Liverpool street station, dal quale parte lo Stansted Express e ho acquistato un biglietto per l’ultimo treno del giovedì.  Partenza alle 23.25. Presagio una notte in bianco!

La legge di Murphy, pero’, non si è espressa solo in questi contrattempi per fortuna risolti. Ero sull’aereo da poco partito da Malpensa quando la cerniera del mio zaino troppo pieno ha deciso di abbandonarmi….

Immaginatevi in viaggio, col vostro mondo fatto di viveri, vestiti d’emergenza e documenti nello zaino e questo decide di rompersi! Quella cerniera irrimediabilmente compromessa sembrava sorridere, facendosi beffe di me. Felice di vendicarsi per averla sempre troppo riempita.

Per fortuna ho pranzato con Lella, la mia cara amica trasferitasi a Londra, che ha avuto pietà di me e mi ha prestato il suo sacco. È stata la mia salvezza. Inutile dire che ho riempito all’inverosimile anche quello…

Dopo due giorni di lavoro, di piacevole ritrovare i pazienti, conoscere quelli finora visti solo via videochiamata e incontrarne una nuova, mi sono ritrovata a raggiungere la Liverpool street station. Sono arrivata lì alle 21. Il treno partiva alle 23.25…

Ho trovato un posto di quelli senza etichette di divieto e ho gettato lì le mie stanche membra. Certo avevo riposato più che bene la notte prima da Jass, che mi ha accolta con un grande sorriso e un abbraccio a distanza, ma ero comunque provata e me lo si leggeva per bene in viso.

Un Tizio deve essersene accorto e deve essersi detto ‘andiamo a rallegrare la signora’. Si è seduto, infatti, nel posto accanto al mio, spostando con nonchalance la cintura di divieto che era stata posta sopra. Armato di birra (l’ennesima) mi saluta e bofonchia frasi che, un po’ per il suo essere alticcio e un po’ per il mio essere a pezzi, non comprendo. Vedendo che indosso la mascherina lo fa a sua volta e poi inizia a fare questo assurdo gioco..

Avete presente il film trainspotting? Il titolo si ispira a un gioco per lo più assurdo, ma, a quanto pare, divertentissimo per gli inglesi, di tirare a indovinare da dove arriva o verso dove va il treno che sta giungendo in stazione oppure che vedono passare se si trovano nei pressi di una ferrovia.

Questo Tizio ha iniziato a fare due varianti di questo gioco che io ho ribattezzato namespotting e jobspotting. Sempre bofonchiando, mi diceva qualcosa del tipo ‘Lei si chiama Jane’, indicando una donna che veniva verso di noi, e poi a gran voce urlava ‘Jane!’. La donna, anche si fosse chiamata Jane, ovviamente, ha visto bene di non degnarlo di nota.

È andato avanti così per dieci minuti e dovevamo essere comici da vedere: lui che sparava nomi o mestieri a caso verso la gente e io che mi limitavo a guardarlo scettica.

A un certo punto deve aver capito che non ero interessata al gioco. Si è lanciato per un abbraccio che ho fermamente rifiutato e lui ha fatto spallucce e se ne è andato via.

Sono rimasta lì, a chiedermi quanti altroi fenomeni di questo tipo avrei attratto da lì fino alle 23 e nelle serate successive, se avessi continuato a prendere il treno.

Per fortuna, oggi, smanettando sul sito della National Express, ho scoperto che c’è un bus all’una venerdi mattina. Quindi niente treno, niente Liverpool station e niente più namespotting. Peccato.

Ora sono qui al gate, in attesa che aprano l’imbarco. Oggi pomeriggio ho un solo paziente e poi andrò al parco Saint James con Lella, prima di partire per Sutton e lasciarmi crollare a letto.

Lascio una temperatura di più di 30 umidi gradi per andare a trovarne una molto più bassa. Ovviamente spero di non prendermi un semplice raffreddore che di questi tempi verrebbe visto come presagio di morte.

Ho con me una nuova borsa che ho riempito come sempre a dismisura e spero che la cerniera regga almeno fino a venerdì.

Ovviamente odio già la mascherina che indosserò fino a venerdì prossimo…

Per il momento quindi è  tutto.

Al prossimo pendolo 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *