Testimoni di bellezza

Bentrovati, amici e vicini

Eccomi nuovamente qui, in diretta da Malpensa.

Giusto ieri Ryanair mi ha fatto un brutto scherzo, cambiando l’orario di tutti i voli del mercoledì, da Malpensa a Londra, per le ultime due settimane di settembre e tutto ottobre. E non li ha spostati di qualche ora, cosa che avrebbe dato fastidio, ma relativamente.

No! Il volo delle 7.10 è stato praticamente rimosso. Al suo posto è comparso quello delle 22.15…

Capirete che io, così facendo, perdevo un giorno di lavoro. Per fortuna esiste il volo del martedì sempre da Malpensa alle 23.15. Arriverò a Stansted alle 00. 20 e a Sutton forse per le 3 del mattino, ma, tutto sommato, anziché perdere una notte di sonno potrò recuperare svegliandomi tranquillamente alle 9 il mattino dopo. Nulla accade per caso, dunque. L’universo, evidentemente, mi vede un po’ stanca e si muove per darmi una mano. Tesoro 🙂

Ieri sera, mentre tornavo a casa dallo studio, riflettevo su una cosa. Per quanto questo blog parli del mio lavoro da pendolare, mi concentro più sul ‘pendolare’, appunto, che sul lavoro.

Oggi, invece, voglio dire qualcosa sulla professione che svolgo.

Mi rendo con che non riesco a parlare del lockdown. È stata dura, perché, oltre le mie ansie e gli effetti che l’isolamento stava avendo su di me, mi sono ritrovata a dover gestire, provare e lavorare con quelle di una ventina di persone. Credo che i miei colleghi possano capire di cosa sto parlando. Forse più difficile lo è capirlo per chi non sa o non ha chiaro la professione dello psicoterapeuta in cosa consista.

Provo, quindi, a spiegarlo.

Come dicevo, giusto ieri riflettevo su quanto questo lavoro non solo mi dia la possibilità di lavorare costantemente su di me e crescere, ma anche come mi permetta di essere una testimone di bellezza.

Di che bellezza parlo? Beh, di quella delle emozioni che attraversano il viso e il corpo delle persone che sono con me nella stanza di terapia. Delle loro lacrime, dei loro sorrisi. Quando i loro stati dell’Io Bambini si manifestano in tutto il loro splendore. Quando, emozionati, commossi, mi raccontano degli insight sorprendenti che hanno avuto. Quel momento magico e, sì, anche devastante nella sua potenza, in cui i pezzi del puzzle si uniscono a dare vita a quella forma che fino ad allora avevano intravisto o percepito.

Ora ho capito! Ora so perché’ mi diceva ieri la mia paziente, tra lacrime di gioia, travolta dall’entusiasmo. Si è trasformata ai miei occhi in una bimba di cinque anni. Era bellissima nel suo essere spontanea e nel suo darsi il permesso di esserlo.

Non so come fare. Davvero, credimi, io non ho gli strumenti per affrontare questo genere di cose’ mi diceva la settimana scorsa un altro paziente, sempre in lacrime, ma questa volta dovute alla frustrazione. Lui, che ha sempre trattenuto ogni emozione, in quel momento era bellissimo nel suo concedersi di esprimerle e di chiedere aiuto.

Ecco, a chi si chiede e mi chiede in cosa consista il mio lavoro posso dire che è fatto di momenti di forte emozione. E’ emozione condivisa. Empatia, a volte così devastante da togliere il fiato. E, in quei mesi di lockdown, sono rimasta spesso in apnea.

A chi mi dice ‘Io non lo farei mai il tuo lavoro’ dico che io, invece , ogni giorno mi rendo conto di quanto sia proprio questo il mio lavoro. Ed è nei momenti più difficili che mi rendo conto di quanto faccia parte di me.

A chi mi dice che non sarebbe in grado di farlo, direi che costantemente mi chiedo se lo sono. Costantemente. E la risposta affermativa arriva sempre.

C’è fatica.

C’è emozione.

C’è empatia, ma soprattutto c’è amore. Ferenczi diceva che è l’amore del terapeuta che cura il paziente. Questa frase è rimasta impressa in me all’epoca dell’università. Lui, un autore che ho amato e apprezzato tanto. E ho capito ora che è un amore che si manifesta in tante piccole forme. Che parte soprattutto dall’amore di sé. L’amore che io, anche grazie ai miei pazienti, ho imparato a provare per me stessa.

Sono fiera di essere testimone della bellezza di queste persone che mi hanno scelta per fare un pezzo di strada insieme. È un onore e, come dice Dolores Munari Poda, altra mia maestra e pioniera dell’Analisi Transazionale per l’infanzia e l’adolescenza, bisogna avere la grazia di entrare in punta di piedi nella vita dell’altro. Di rispettarne i tempi. Ascoltarne le emozioni e lasciare che queste ci avvolgano. Perché abbiamo la possibilità, noi psicoterapeuti, di essere dei testimoni salvanti. Sia per i bambini e gli adolescenti che abbiamo in seduta, che per il bambino interno dei pazienti adulti con i quali lavoriamo.

Ora sono qui, che attendo che si apra il gate. Sono stanca, inevitabilmente, ma ho una marcia in più, oggi.

Lunedi ho fatto una visita endocrinologia e la dottoressa che ho incontrato, una donna dolce e con una grande capacita’ di ascolto ed empatia, mi ha fatto i complimenti per questo mio pendolare.

‘Quel che fa è importante’ mi ha detto e io penso che abbia ragione.

Quel che facciamo, io e i miei colleghi psicoterapeuti, indipendentemente da dove si eserciti è importante.

Questo lavoro ancora oggi per troppi incomprensibile e troppo sottovalutato e anche discriminato è maledettamente importante!

Questo lockdown ha riaperto ferite, riacuito sintomi, creato nuove paure e ansie e ancora troppo poco si parla del benessere psicologico e di quanto il sostegno psicologico sia importante, ora più che mai.

Se avete bisogno di aiuto, quindi, datevi il permesso di chiederlo, perché è vero che la mente è sana se il corpo lo è, ma è altrettanto vero che corpo e mente sono una cosa sola.

Se la mente soffre, di conseguenza soffre anche il corpo.

Prendetevi cura di voi, quindi, a 360°.

Siate olistici 🙂

E, qualora lo vogliate, sarò felice di accompagnarvi in questo percorso 🙂

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