Cronache del dopo lockdown

Bentrovati, amici e vicini!

Oggi è l’ultima volta che prendo la navetta delle 3!!!!!!!!!! Riuscite ad avvertire la mia gioia?????

Dalla prossima settimana, infatti, la navetta per Malpensa la prenderò il martedì alle 19. Nella speranza che il traffico non crei ritardi, arriverò alle 21 e prenderò il volo alle 23 15! Sì, sarò a Sutton per le 3 del mattino, se tutto va bene, ma potrò dormire su un vero letto!!!!!!!!

Bene, condivisa con voi la gioia per la possibilità di garantirmi il sonno, volevo parlare ancora del mio lavoro. Cosi, giusto perché sempre troppo poco si parla dei benefici della psicoterapia.

Come vi dicevo, non mi è ancora facile parlare del periodo del lockdown, ma credo lo debba fare.

Voglio parlare delle conseguenze che questo ha avuto sulle coppie. Sì, perché in questo 2020, tra pazienti, amici e conoscenti si è verificato un aumento delle separazioni e delle rotture.

L’isolamento, che ha portato ad una forzata convivenza ‘senza possibilità di fuga’, come ho sentito spesso dire, ha minato i rapporti di molte famiglie e coppie. Sono aumentati i litigi, le tensioni, le incomprensioni e, da quando ‘siamo stati liberati’ in molti si sono separati.

Certo ci sono anche stati dei riavvicinamentoi, degli innamoramenti, il piacere di trascorrere il tempo insieme e, sì, anche dei concepimenti. Purtroppo, però, se guardo al mio piccolo campione composto da pazienti (20) e conoscenti, l’ago della bilancia pende, purtroppo, a favore delle rotture.

La forzata convivenza ha dato modo a molti di riflettere sulla propria vita e su cosa davvero si voglia e in molti hanno capito che non si trovavano bene nel loro rapporto di coppia.

Ora che siamo a settembre sto come assistendo ad una sorta di raccolto. Nel lockdown è stata coltivata la consapevolezza o ci si sono almeno posto delle domande importanti e ora si raccolgono i frutti. Alcuni si separano, altri cercano aiuto in coppia o per la famiglia.

Che poi, se vogliamo aprire una parentesi e andare al di là dei rapporti di coppia o familiari, lo stesso meccanismo di messa in discussione si è avuto per il lavoro, gli studi e la carriera. Sempre nel mio piccolo campione di osservazione, in molti hanno deciso di cambiare lavoro, tornare in Italia o andare all’estero, rivoluzionare il piano di studi e , laddove il lavoro non lo si può o vuole cambiare, ciò che si vuole modificare sono le relazioni sul posto di lavoro e il modo in cui il proprio ruolo è trattato.

Insomma, questo lockdown è stato uno tzunami emotivo, che ha mosso le persone alla riflessione e all’introspezione portandoli, ‘una volta liberi’ ad apportare modifiche anche radicali alle proprie vite.

Personalmente, penso sia stata una buona cosa, da questa prospettiva. Chi si è reso conto di stare trascinandosi in una relazione ormai ferma si è chiesto come poterla ravvivare e se ne valesse la pena. In sostanza, le persone si sono chieste cosa vogliono e di cosa hanno bisogno

Bellissimo!

Certo, se tutto ciò fosse stato accompagnato da meno ansia sarebbe stato l’idillio. Ma è forse anche grazie a questa tensione causata dal covid che queste riflessioni sono state possibili.

Oggi conviviamo ancora con questo virus che ci regala molti modi per provare ansua e tensioni. Lunedi, ad esempio,  alla riapertura delle scuole i pazienti con figli mi hanno parlato di forte ansia vissuta nei giorni precedenti, alcuni anche di aver speriamo il panico. Tutto nasce dall’ncognita legata a una cosa che prima non aveva motivo di generare ansia, ovvero la sicurezza del poter mandare i figli a scuola. Non si sa se resteranno aperte, cosa succedera’ in caso di raffreddori e malanni stagionali e c’è l’incubo delle lezioni a distanza, che sono state il principale motivo di discussioni e tensioni nelle famiglie, soprattutto quelle con bimbi delle elementari

Ci sono, quindi, dei pro e dei contro, come in tutti i grandi cambiamenti, e tante persone che vivono stato d’ansia e depressione. Molti di più rispetto a prima.

Io stessa, nel mio piccolo, vivo quest’ansia, che si rivela nell’incognita costante del poter viaggiare (e, di conseguenza, lavorare) o meno. A ognuno la sua croce, insomma.

Certo se lo guardo dal punto di vista della salute psicofisica, il futuro che al momento posso ipotizzare non è dei migliori. Posso solo augurarmi che questo periodo carico di tendioni finisca in fretta e che si possa quanto prima ritrovare ognuno il proprio equilibrio

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